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Il libro dell'autrice padovana   
Veneto e Brasile, due paesi legati a filo doppio

Veneto e Brasile, due paesi legati a filo doppio


Intervista a Giorgia Miazzo, autrice di "Scoprendo il talian", "Cantando in talian" e "Le grandi migrazioni dal Nord Italia al Brasile" dedicati al legame che unisce il Veneto e il Brasile.


È uscito da poco il libro “Le grandi migrazioni dal Nord Italia al Brasile” pubblicato dalla casa editrice Editoriale Programma, che raccoglie le testimonianze e le storie di vita degli emigranti italiani provenienti dalle regioni del Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Lombardia verso le Americhe, in particolare verso il Brasile. L’autrice, Giorgia Miazzo, è di Carmignano del Brenta e racconta, attraverso una preziosa raccolta fotografica, le tradizioni, gli usi, i costumi, le musiche e la lingua dei migranti italiani. A promuovere la conoscenza del saggio, presentato il 4 marzo in piazza Cavour con il patrocinio del Comune di Padova, si affianca anche l’associazione italo-brasiliana Ven-Brasil. «Questa associazione nasce dalla mia esperienza di italo-brasiliano, – spiega Edvaldo Paulo Scatolone, rappresentante delle comunità brasiliane di Padova, Vicenza, Treviso e Venezia – dopo aver lavorato per due anni al consolato brasiliano a Milano ho ricevuto la proposta del console di proseguire il lavoro direttamente sul territorio veneto e così sono stato nominato rappresentante delle comunità risiedenti a Padova e dintorni. Lo scopo della nostra associazione è quello di aiutare italiani e brasiliani che necessitano di documenti, consigli e appoggi vari nei passaggi dal Brasile all’Italia e viceversa. Ci occupiamo inoltre di organizzare feste e serate a tema nelle quali approfondiamo aspetti culturali del Brasile poco conosciuti, che vadano al di là della solita immagine stereotipata del Brasile. In questo senso abbiamo conosciuto la dottoressa Miazzo e l’abbiamo appoggiata nel suo interessante progetto di valorizzazione degli aspetti culturali che legano il Veneto al Brasile». Giorgia Miazzo, infatti, ha già pubblicato due libri dai titoli “Scoprendo il talian” e “Cantando in talian” facenti parte di un progetto di ricerca e di ricostruzione della memoria storica e del patrimonio linguistico-culturale dell’emigrazione italiana in Brasile.

Intervistiamo l’autrice Giorgia Miazzo.

Il progetto di riscoperta del “talian”, l’idioma veneto-brasiliano nato dalla fusione dei dialetti dei migranti italiani in Brasile, poggia sulla valorizzazione di un patrimonio linguistico ancora vivo. Mi potresti spiegare, anche attraverso dati, quanto l’influenza italiana si coglie ancora in terre così lontane?
“Scoprendo il talian” è il titolo di un progetto di ricerca, svolta in Italia e nel Brasile meridionale, relativa tanto al fenomeno dell’immigrazione veneta in quel grande Paese sudamericano, quanto all’eredità culturale del popolo oriundo nelle nuove terre. La tradizione, gli usi, i costumi, la musica e soprattutto la lingua costituiscono tuttora il filo conduttore tra le fasi di migrazione del XIX e XX secolo e le nuove generazioni di discendenti.
Nel Veneto moltissimi giovani, padri, o addirittura intere famiglie hanno lasciato il paese natio per recarsi in continenti lontani, alla ricerca di speranze e opportunità. In pochi decenni, tra il 1870 e il 1950, più di un milione di persone ha abbandonato la propria terra e le proprie certezze per recarsi in Brasile confidando nella “cuccagna” che la tanto decantata “Mèrica” avrebbe potuto offrire.
Si sono così insediate nel Sud del mondo, portando con sé tradizioni, canzoni, nomi e anche la nostalgia per la patria lontana. Non è difficile individuare città dal nome “nostrano”, come Nova Bassano, Nova Padova o Nova Veneza oppure cognomi quali Girardi e Marostica. Con l’emigrazione veneta in Brasile si è sviluppato il talian, lingua oriunda nata dalla fusione dei dialetti triveneti che ha mantenuto il valore della comunità e della condivisione pure attraverso la musica. Una lingua parlata da quasi 2 milioni di persone tra i 12 milioni di discendenti veneti in Brasile.

Oltre a “Scoprendo il talian” in cui racconti nei dettagli l’emigrazione veneta in Brasile, hai scritto un secondo libro che si intitola “Cantando in talian” dove hai raccolto canzoni popolari in modo da scoprire questo nuovo idioma attraverso tecniche di glottodidattica ludica. Quali sono le differenze più evidenti tra il talian e l’italiano?
Il libro si propone come strumento didattico su due livelli per insegnare il talian, idioma nato dalla fusione dei dialetti triveneti e parlato ancora oggi da più di un milione di italo-brasiliani, attraverso l’utilizzo di musica, letture e focus culturali, dai quali emerge un contesto ricco di tradizioni.
Il target educativo comprende sia un pubblico adulto, che quello di una scuola primaria e secondaria, in modo tale da rendere questo libro uno strumento di diffusione di ampia utenza intergenerazionale. Infatti, i testi, affiancati da una piacevole impaginazione grafica, assieme a numerose e graziose illustrazioni, risultano stimolanti e invitanti per le diverse fasce di età. Il libro presenta le soluzioni, i testi e le musiche delle canzoni, offrendo un supporto completo, fruibile tanto a livello autodidattico, quanto per lezioni frontali all’interno di un contesto scolastico. Inoltre, si è posta particolare attenzione nel riportare esercitazioni relative all’uso di proverbi, modi di dire, giochi quali la mora e la briscola, ricette culinarie che riportano all’identità comune veneta. Al termine di ogni modulo, sono state inserite letture ricavate dai testi di riferimento della cultura taliana, che descrivono alcune situazioni collettive e particolari della vita quotidiana dell’emigrante. Si è fatto riferimento a letture tratte da “Far la stória” di Geraldo Sostizzo e “Na sbranca de stórie e frotole” di Honório Tonial.
La ricchezza di questa raccolta si riferisce, quindi, al grande bagaglio culturale che si sono portati con sé gli emigranti e che hanno nutrito con affetto e perseveranza. Una lingua e una cultura ricche di sfumature lessicali legate alle varianti dialettali e contesti tradizionali, come le ninna nanne, i proverbi e i modi di dire – una lingua antica e che si rinnova, che ha viaggiato molto ma il cui cuore è qui in Veneto.

Camilla Bottin

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