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Presentazione a Este del nuovo libro di Medici senza frontiere   
Noi non restiamo a guardare

Noi non restiamo a guardare


La più grande organizzazione umanitaria indipendente di soccorso medico al mondo, insignita nel 1999 del premio Nobel per la Pace, si racconta in un libro edito da Feltrinelli.


Si parla di «fiducia riposta» nel libro – testimonianza dei Medici senza frontiere: è solo con il viaggio nei paesi australi o nella vicina Mineo che si offre un percorso interiore che sappia mettere «al centro l’Umanità». Entrano in gioco le emozioni degli operatori sul campo che non restano a guardare, lontano dalle persone più care, dagli amici di sempre, l’Altro sofferente.
Dobbiamo imparare cos’è la gratitudine, «gente che non ha nulla» riesce a offrire pasti principeschi, felice per l’aiuto ricevuto, conservando un sorriso prezioso nelle avversità. L’«atmosfera è calorosa», l’esperienza comune condivide origini, vissuti ed età completamente diverse sulla base di una motivazione forte, che li fa «sentire coerenti con i propri ideali»: senza fiato per le atrocità e l’incommensurabilità del disagio umano, che fa sembrare ogni azione una goccia in un mare infinito, può capitare che «ancora adesso non si siano fatti le ossa», con il morale a pezzi, notti trascorse a occhi aperti, con la paura di attacchi improvvisi. Accettare la morte non è facile per nessuno, «i cadaveri dei bambini morti per fame sono lo specchio di un mondo ingiusto e purtroppo indifferente». Sono persone che «affrontano il dolore conservando la loro dignità», creando una sensibilità e un’apertura a chi viene da fuori, nonostante la distanza, l’incapacità di capire veramente cosa vuol dire nascere in certe condizioni. «E’ semplicemente tutto troppo», solo i migliori di noi, i più generosi e intrepidi, secondo le parole di Dacia Maraini che ha scritto la Prefazione al libro, possono affrontarlo e tornare con il cuore leggero, perché «non ci sono paghe, lussi, soddisfazioni che valgano il sorriso di un bambino che si è aiutato a guarire».
Dottori, infermieri, educatori, responsabili della logistica, dell’amministrazione e della finanza: figure variegate che compongono un mondo, nel giro di pochi giorni, in grado di allestire un ospedale da campo, di spostarsi a grandi distanze, di lavorare dodici ore al giorno, weekend compresi. Daria Bignardi ha incontrato tre persone che appartengono ai Medici senza frontiere, ha capito che «per essere utili agli altri non serve essere persone eccezionali, basta saper fare qualcosa, farla bene e continuare a farla con determinazione anche quando è noiosa, frustrante o difficile».
E’ proprio così, «senza menarsela troppo», fanno un gran bene. Quarant’anni fa nasceva, nel 1971, Medici senza frontiere, al giorno d’oggi è un’associazione viva più che mai, fatta di sorrisi e azioni concrete.

Camilla Bottin

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