Umberto Tozzi – Ma che spettacolo!

14 Dicembre 2015 By Elena Bottin

“Se fossi nato a Liverpool sarei diventato il quinto Beatle”, dice Umberto Tozzi. Il cantautore di “Gloria” e “Ti amo”, che dichiara 75 milioni di copie vendute, ha presentato il nuovo disco “Ma che spettacolo”. “Lo dico senza presunzione: il mio è un repertorio leggendario. Canzoni di quella natura sono irripetibili e raccolgono il consenso di tre generazioni. Eppure in Italia non sono considerato quanto merito. Davvero, per le canzoni che ho scritto se avessi conosciuto i Beatles avrei potuto essere il loro quinto membro”. “Ma che spettacolo”, uscito 30 ottobre lanciato da un tour instore, è il primo disco di inediti di Tozzi da “Yesterday, today” del 2012. Nell’edizione deluxe le 13 canzoni sono integrate da una versione in lingua spagnola di “Nel dire sì nel dire no” con Lucia Mendez e dal primo dvd live della sua carriera, il concerto del 1° dicembre 2012 al Gran Teatro Geox di Padova, “uno dei posti con l’acustica migliore d’Italia. L’album invece è nato tra febbraio e marzo. Erano anni che non mi succedeva di scrivere cose tanto ispirate”. Il disco è stato lanciato dal video di “Sei tu l’immenso amore mio” girato da Paolo Rossini a Venezia, con protagonista Elisabetta Gregoraci. “È amica di mia figlia Natasha e vive come me a Montecarlo. Lì ci si conosce tutti. Vista da fuori, Monaco sembra una grande città, in realtà è un villaggio”. La copertina dell’album – il pubblico di un concerto, un megaschermo con l’immagine di Tozzi che canta – è fuorviante rispetto al significato del titolo “Ma che spettacolo”, tratto da una canzone sul pessimo spettacolo, appunto, offerto quotidianamente dalla nostra società. “Sono scosso da quel che accade nel mondo, specie quando ci sono bambini cui viene dato in mano un fucile. No, non è una nuova ‘Si può dare di più’: lì c’era speranza, qui no”. “Volevo fare il calciatore, mi avevano convocato a Coverciano. Mio padre disse di no perché non andavo bene a scuola. Mi dedicai alla musica per ribellarmi, ma non era il mio sogno. Ci ho messo un bel po’ ad accettare l’idea di cantare le mie canzoni. Con Gianna Nannini e altri si bivaccava sul divano della casa discografica Numero Uno in Galleria del Corso a Milano in attesa che qualcuno ci chiamasse per un turno di lavoro. Si mangiava un panino e si dormiva in due in camera, con una tenda a separare i due letti. Una vita da musicista zingaro. Quando ebbi successo molti giornalisti mi puntavano il dito contro, cercando di distruggermi. Dicevano che facevo canzonette. Si sono dovuti ricredere: le mie canzonette hanno fatto il giro del mondo”.