Sacri Cuori

26 Aprile 2013 By Elena Bottin

Giunti alla loro seconda esperienza discografica i Sacri Cuori hanno tirato dentro al nuovo progetto David Hidalgo dei Los Lobos, oltre ad altri grandi nomi come Jim Keltner (alla batteria), Marc Ribot (chitarra), Stephen McCarthy (chitarra), Woody Jackson, e hanno registrato l’album tra Richmond e Los Angeles.
Forti di queste collaborazioni, i Sacri Cuori, band romagnola creata dal chitarrista e compositore Antonio Gramentieri, hanno realizzato un album rarefatto e onirico che arriva subito all’anima e al cuore di chi lo ascolta. Suoni raffinati e ricercati che affondano le radici nella melodia italiana e che spaziano dal blues al folk senza mai dimenticare il rock. Non ci sono testi ad accompagnare le note perché la musica ha un forte potere evocativo e tutto è lasciato all’immaginazione di chi ascolta.
E si capisce immediatamente che la band ha girato il mondo e che è abituata a calcare i palcoscenici internazionali più che quelli nostrani. Le influenze sono diverse, gli input ricevuti sono tantissimi ma Gramentieri e i suoi musicisti (che variano da progetto a progetto) sanno ricondurre tutto nei canali di una musica che non dimentica mai le sue origini italiane.
Risulta logico quindi trovare all’interno di un disco come questo il suono di una fisarmonica che si alterna con quello di un sax baritono (Francesco Valtieri) o di un oboe (Christian Ravaglioli), che a loro volta si contrappongono e si fondono al tempo stesso con l’elettronica. Il risultato finale è un lungo sogno fatto di 15 brani che ti riconciliano con la vita e ti ampliano gli orizzonti. Poi – alla fine – ti ricordi che i Sacri Cuori arrivano da Rimini, la città di Fellini, e tutto è ancora più chiaro.
Non saranno mica casuali pezzi come “Non tornerò” o “El conte” che sembrano usciti dalla colonna sonora di Amarcord, o che un altro bano si intitoli “Sipario”, no? (recensione di blogfoolk)