Roy Paci e Mauro Ottolini
8 Novembre 2016“Penta Blues”
Roy Paci (tromba), Mauro Ottolini (trombone), Vanessa Tagliabue Yorke (voce), Roberto De Nittis (pianoforte), Riccardo Di Vinci (contrabbasso), Paolo Mappa (batteria)
Venerdì 11 novembre il Padova Jazz Festival si trasferisce al Teatro Verdi, dove si terranno le due serate finali della sua diciannovesima edizione. Entrambi i concerti al Verdi saranno incentrati su programmi musicali legati alla grande tradizione afroamericana e affidati a interpreti di grande notorietà anche ben oltre l’ambito jazzistico. Lo spettacolo di venerdì 11 (inizio alle ore 20:45) avrà infatti per protagonista Roy Paci: celeberrimo come cantautore, Paci è anche un fenomenale solita jazz, virtuoso della tromba. E in questa veste interpreterà le musiche di William Christopher Handy (il ‘padre del blues’ e delle primissime forme musicali jazzistiche) affiancato dal trombonista Mauro Ottolini, co-leader assieme a Roy Paci di un gruppo che comprende Vanessa Tagliabue Yorke (voce), Roberto De Nittis (pianoforte), Riccardo Di Vinci (contrabbasso) e Paolo Mappa (batteria).
“Penta Blues”, ideato da Roy Paci e Mauro Ottolini, è un viaggio lungo le orme musicali di William Christopher Handy (1873-1958), che con la sua prolifica vena compositiva contribuì a definire la forma del blues come la conosciamo oggi. Non per nulla si è guadagnato l’appellativo di ‘padre del blues’. Quello scritto da Handy e ora reinterpretato da Roy Paci e Ottolini è un jazz primigenio dalla vocazione corale e dall’intensità primordiale, i cui testi narrano storie di uomini e donne, di musica e d’amore, di denaro che manca e di giochi d’azzardo.
Roy Paci (nato ad Augusta nel 1969), affermatosi sia come cantautore che come trombettista di esuberante virtuosismo, ha un curriculum davvero singolare per ricchezza e varietà di percorsi. Formatosi musicalmente nella banda del paese d’origine, approdata ben presto nei complessi jazz locali e, ancora adolescente, si fa notare nei jazz club di tutta Italia. Appena ventenne, intraprende una serie di viaggi di formazione che lo portano in Sud America, Canarie e Senegal. Tornato in Italia si fa largo nella scena alternativa, rivelando una particolare predilezione per il genere ska. Contemporaneamente riscopre le proprie radici attraverso il progetto La Banda Ionica, con cui rivisita le marce funebri più popolari dell’Italia meridionale. Nei suoi progetti si evidenzia una spiccata tendenza al melting pot musicale: una convivenza di swing, rock, ska e ritmi caraibici, senza mai peraltro dimenticare la ricca tradizione siciliana. Ne sono prova gli Aretuska, una delle band più esplosive e coinvolgenti del panorama alternativo italiano. Nella tumultuosa attività di Roy Paci (che collabora via via con Manu Chao, Vinicio Capossela, Piero Pelù, Samuele Bersani, Luca Barbarossa, i Mau Mau, i Marlene Kuntz, i Negrita, i Subsonica, Mike Patton, Han Bennink, Trilok Gurtu, i Gogol Bordello…), gli Aretuska rimangono il gruppo più fortunato. Con questa band ha inciso numerosi album e preso parte a diverse trasmissioni televisive (come Markette di Chiambretti e Zelig) che hanno contribuito alla sua notorietà nazionale.
Nato a Bussolengo (VR) nel 1972, Mauro Ottolini abbandona il suo posto nell’orchestra dell’Arena di Verona, per darsi alla vita girovaga del jazzista, imponendosi velocemente come leader fantasioso e sorprendente. Alla sua ascesa hanno contribuito la fiducia e la stima che altri grandi musicisti hanno dimostrato per lui, chiamandolo nelle loro formazioni: Enrico Rava, Franco D’Andrea, Francesco Bearzatti, Daniele D’Agaro e anche il celebre cantautore Vinicio Capossela. Ha suonato con Frank Lacy, Trilok Gurtu, Kenny Wheeler, Han Bennink, Carla Bley, Steve Swallow, Tony Scott, Maria Schneider, ritagliandosi anche un posto al fianco dei big della canzone italiana, sia come solista che nelle vesti di arrangiatore (Negramaro, Lucio Dalla, Antonella Ruggiero, Malika Ayane, ma anche Luciano Pavarotti ed Amii Stewart). Ottolini è il leader di alcune delle più sorprendenti formazioni della musica creativa italiana: gli Smashing Triad(s), i Lato Latino, l’orchestra Ottovolante, oltre al gruppo che più ha contribuito alla sua fama, i Sousaphonix. Con questa band dall’organico ampio e variabile, che rivela al massimo grado il suo amore per il jazz antico e contemporaneo, sorvolando piuttosto l’era di mezzo del bop, Ottolini è stato meritatamente travolto dal successo, vincendo il Top Jazz nel 2012.