“Pollini in Jazz”

2 Luglio 2022 By Andrea

Ai Giardini dell’Arena per “Pollini in Jazz” doppio concerto: alle 19.45 gli studenti e alle 21.30 un gruppo con nomi del panorama nazionale

I Giardini dell’Arena di Padova si tingono di jazz grazie alla collaborazione fra il Conservatorio “Cesare Pollini” e le associazioni culturali Fusmart e Mame. Ritorna con una seconda edizione di altissimo livello il festival “Pollini in Jazz”, diretto dal prof. Michele Polga, fino a lunedì 4 luglio, alle 19.45 e alle 21.30, ogni giorno sul palco un concerto a cura degli studenti e un altro con formazioni composte da nomi del panorama nazionale e docenti del Conservatorio. Nella serata di domani (domenica 3 luglio 2022) si esibirà prima, alle ore 19.45, il Pollini Jazz Ensemble diretto dal docente Cristiano Arcelli e comprensivo degli studenti Tommaso Bullo, sax alto, Simone Ficicchia, sax alto, Riccardo Caroni, sax tenore, Antonio Spagnolo, sax tenore, Giulio Dalla Mora, sax baritono, Giuseppe Dato, pianoforte, Simone Bortolami, chitarra, Federico Lincetto, contrabbasso, Emilio Angelone e Tommaso Loteni, batteria. Si tratta della nuova formazione allargata del Dipartimento di Jazz del Conservatorio. Il repertorio è formato da alcuni classici di Benny Carter composti negli anni 1950 per questo tipo di formazione, alcuni standard arrangiati da Pemberton e, soprattutto, da arrangiamenti originali degli allievi del Biennio. Arcelli si ritaglierà inoltre all’interno del concerto degli spazi solisti per il suo sax alto. Il concerto successivo, alle 21.30, vedrà il Marcello Tonolo 4tet, composto dal prof. Marcello Tonolo, piano, David Boato, tromba, Domenico Santaniello, contrabbasso, e Mauro Beggio, batteria, impegnato nel programma “Skrjabin in jazz”, che fa seguito al progetto di riscrittura jazzistica di alcuni brani di Alexander Skrjabin intrapreso da Tonolo nel 2015, in occasione del centenario della morte del grande compositore e pianista russo, e divenuto un cd. Il gruppo si avvale di grandi jazzisti: Boato, diplomato “Summa cum Laude” in “Performance” al Berklee College of Music di Boston e insegnante al Siena Jazz, Santaniello, contrabbassista e bassista elettrico con prestigiose collaborazioni in ambito nazionale ed internazionale, da anni al fianco di Tonolo, e Beggio, iniziato alla carriera professionistica da Enrico Rava che lo ha notato a Siena Jazz, si alterna tra formazioni precostituite (Enrico Rava Quartet, Enrico Pieranunzi Trio, Quartetto di Claudio Fasoli, Gibellini-Tavolazzi-Beggio Trio) e un’intensa attività di freelance per musicisti italiani e stranieri. I concerti sono ad accesso gratuito (con offerta libera). Le sedute sono ad esaurimento posti. Ingresso da via Porciglia. Sarà presente un servizio food and beverage. In caso di pioggia i concerti si terranno all’Auditorium Pollini.

«In occasione del centenario della morte del grande compositore e pianista russo Alexander Skrjabin, mi è stato chiesto di reinterpretarne qualche brano in chiave jazzistica», racconta il M° Tonolo a proposito del progetto. «Dopo una ponderata riflessione sul senso e i rischi che l’operazione comportava, grazie ai preziosi consigli di Piero Revoltella, che mi ha indicato le composizioni secondo lui più adatte a una riscrittura, mi sono messo al lavoro. Ho preso in esame alcuni preludi, studi e sonate scritte per piano dal grande compositore a cavallo fra l’Otto e Novecento. Doveva essere un progetto limitato a un paio di pezzi, in realtà la musica di Skrjabin, che non conoscevo in tutte le sue sfaccettature, si è rivelata per me estremamente stimolante così, pezzo dopo pezzo, sono arrivato a costruire un repertorio sufficientemente ampio da farne un cd. In questa operazione di riscrittura ho utilizzato alcuni elementi della musica di Skrjabin, principalmente melodici ma anche armonici e di struttura, che tolti dal contesto potessero funzionare in senso jazzistico. In alcuni casi ho dilatato o rovesciato i motivi tematici, in altri ho aggiunto o tolto materiale, quasi sempre ho ritoccato le armonie rendendole adatte all’improvvisazione. In questo senso mi è stato di aiuto l’uso che Skrjabin faceva degli accordi di settima, dei tritoni e delle scale esatonali tanto caro ai jazzisti moderni, Monk prima di tutti. Ho quindi voluto fare un disco di jazz e proprio per questo, oltre alla qualità che sapevo avrebbero apportato i valenti musicisti presenti nel cd, ho voluto arrangiare i pezzi per il trio e per la classica formazione quartetto con tromba. Il risultato è così lontano dall’originale, che ho pensato di firmare a mio nome i brani del disco intitolandoli secondo una mia personale tavolozza dei colori simile a quella che Skrjabin ideò per il suo più celebre poema “Prometeo”, nella quale a ogni colore corrispondeva una tonalità».