Nate Wooley e Wadada Leo Smith

17 Marzo 2014 By Elena Bottin

Il Nate Wooley Quintet è formazione tra le più brillanti di oggi; Smith invece sarà ospite del trio “Harriet Tubman”, composto da maestri quali Brandon Ross alla chitarra, Melvin Gibbs al basso e J.T. Lewis alla batteria.
Nate Wooley Quintet
Nate Wooley Quintet
Nate Wooley – tromba
Josh Sinton – clarinetto basso Matt Moran – vibrafono
Eivind Opsvik – basso
Harris Eisenstadt – batteria
Un gruppo tra i più freschi e creativi nati da qualche anno a NY in prima italiana a Ostinati!
Nate Wooley si colloca tra i trombettisti più eclettici di questi anni, riuscendo a sintetizzare le asperità tortuose di un Bill Dixon con le escursioni virtuose di un Dave Douglas. Il suo stile strumentale è mutevole : condivide le più estreme ricerche sul suono amplificato e sull’astrazione assoluta ma si misura anche con la memoria boppistica del jazz, nonché con i linguaggi più attuali.
Sperimentatore per natura, è anche un fine compositore per vari organici.
Nate Wooley è nato nell’Oregon 40 anni fa, ha iniziato a suonare a 13 anni, si è trasferito a New York nel 2001. Qui si è subito inserito nel circuito della musica sperimentale, riuscendo a suonare a fianco di maestri quali Zorn, Braxton, Frith e crescendo a fianco di coetanei come Peter Evans (altro trombettista primo della classe), Chris Corsano, Mary Halvorson.
Attivissimo, Wooley ha già partecipato, o come leader o come collaboratore, a una settantina di album. Le situazioni musicali più stabili lo vedono direttore del quintetto (a volte sestetto), in duo col percussionista Paul Lytton, nel quartetto di Daniel Levin e nel gruppo Canada Day di Harris Eisenstadt.
Il quintetto di Nate Wooley combina differenti piani sonori, in cui si alternano la riflessione lirica, il caos controllato, l’interesse per il contrappunto e la contonua variazione ritmica. Uno sguardo estetico che visita sia la tradizione del jazz che quella europea. Con una propensione libertaria, comune alla musica attuale di New York e di Brooklyn in particolare. Josh Sinton è clarinettista e sassofonista versatile, formazione a Chicago, allievo di Steve Lacy e Ran Blake – tra gli altri – , attualmente in forza anche nella Darcy James Argue’s Secret Society e altre band. Matt Moran (vibrafono) ha studiato al New England Conservatory ed è stato allievo di Mat Maneri. Attualmente è impegnato nel Claudia Quintet e con diversi gruppi di musica balcanica; ha lavorato in passato con Butch Morris, Ellery Eskelin, Frank London.
Eivind Opsvik, contrabbasso, è leader di proprie formazioni e ha suonato i progetti di Tony Malaby, David Binney, John Escreet, tra gli altri. Infine Harris Eisenstadt, batterista ma soprattutto compositore e leader di Canada Day, formazione molto apprezzata, così come del September Trio, che comprende Ellery Eskelin e Angelica Sanchez.
Harriet Tubman + Wadada Leo Smith
Wadada Leo Smith – tromba Brandon Ross – chitarre, banjo
Melvin Gibbs – basso
JT Lewis – batteria
Dopo oltre un decennio di attività, il trio Harriet Tubman (Brandon Ross, Melvin Gibbs, J. T. Lewis) sta trasformando il suo lavoro, invitando all’interno del progetto amici musicisti di prestigio, con cui condividere idee, avventure speciali.
Era successo in occasione dell’incisione di “Ascension”, con l’allargamento del gruppo a Ron Miles, DJ Logic e DJ Singe. Ancora, lo scorso anno, l’invito è toccato a Cassandra Wilson, per un tour molto apprezzato. Ora, ecco il quartetto con Wadada Leo Smith, figura cardine della musica di ricerca contemporanea, a coronare il sogno di una musica senza confini, fissata anche su cd, disponibile a breve. Il nome del gruppo coincide con quello della grande attivista afroamericana dell’ 800, una donna che fu all’avanguardia nelle lotte contro la schiavitù, protagonista della guerra di Secessione.
Il trio ha sempre lavorato a corrente alternata, dati i numerosi impegni paralleli dei tre componenti, ma ha mantenuto uno stile integro, lontano dalla spettacolarità classica della formula chitarra/basso/batteria, interessato invece alla sperimentazione di linguaggi ibridi, a cavallo tra psichedelia, blues hendrixiano, free jazz.
Brandon Ross è chitarrista di grande esperienza, capace di flettere il suo stile sottile a vantaggio di musiche lontanissime. Ha suonato infatti nei gruppi di Henry Threadgill ma anche con Me’Shell e Lizz Wright; con Muhal Richard Abrams o con Kip Hanrahan, oppure con Archie Shepp, ed ha inoltre diretto i più felici gruppi di Cassandra Wilson. Ora guida il quartetto Blazing Beauty. Altrettanto versatile è il bassista Melvin Gibbs, noto dapprima come elemento della Decoding Society di R. S. Jackson, dei Defunkt e della Rollins Band, poi come produttore di album di Arto Lindsay; ma anche collaboratore di C. Veloso, Marisa Monte, J. Zorn, S. Sharrock, tra gli altri. Ha pubblicato a suo nome “Ancients Speak”, nel 2009. J. T. Lewis era nella line-up originale dei Living Colour e ha suounato con decine di artisti tra cui D. Pullen, H. Threadgill, H. Hancock, S. Turrentine. V. Williams, M. Ribot. Attualmente è co-leader della band Socialybrium. Wadada Leo Smith è stato tra i principali protagonisti della AACM di Chicago. Ha fondato negli anni 60 un trio con Anthony Braxton e Leroy Jenkins. In seguito si è distinto come trombettista inconfondibile e compositore originale. Ha inciso decine di album come leader, con il New Delta Ahkri
e con il Golden Quartet. Finalista al recente Pulitzer Award per la musica come autore dell’opera “Ten Freedom Summers”. E’ inoltre leader di “Organic”.