
Sbagliare? Vagare senza meta apparente? Tutti e due? Divagazioni su di un millenario semantico bisticcio
Cosa accomuna un rabbino del 70 dopo Cristo a un naufrago blasfemo e impenitente, un libertino della Siviglia del 1500 a un istrione attempato e vulcanico signore ungherese, una giovane gitana dal seno prosperoso a un vecchio arrotino slavo e suo nipote, un giovane violinista klezmer della Transilvania alla storia della sparizione, durante la seconda guerra mondiale, di una macchina da cucire Singer? E ancora, cosa c’entra un automobilista verosimilmente statunitense, che sembra percorrere una interminabile strada senza capo né coda, cercando disperatamente di sintonizzarsi su una stazione radio, eseguendo uno zapping furioso e senza soluzione? L’argomento è quanto mai attuale, la visione immaginifica è allo stesso tempo terrestre e reale. Il dilemma è praticamente irrisolto, forse irrisolvibile:
Errante è colui che sbaglia, o chi vaga senza meta?
Questi i protagonisti legati da un comune denominatore che in qualche modo li colloca, nelle esplorazioni musicali e verbali del trio, sotto un’unica definizione: sono tutti erranti ma non è così semplice come sembra. Il trio si avventurerà tra i vicoli di un angiporto immaginario, tra melodie andaluse, mediterranee, ungheresi, slave, ucraine, transilvane, di citazioni poetiche e letterarie, divagazioni witz, arrivando alla fine del concerto, dopo avere esposto i quadri della propria modesta galleria, con la prudente convinzione di non aver risolto il millenario bisticcio semantico ispiratore del titolo dello spettacolo, ma di essere vicino alla soluzione. Straniamento e non omologazione possono essere forieri di inconsuete e irripetibili contaminazioni, germogli di incontri passeggeri, radicare più solidamente delle querce nella memoria delle persone; come la polvere sulla bombetta di uno dei protagonisti, Eduard Sam, scendere come polline di fiori; o come accade al naufrago impenitente, lasciarci con “il dubbio graffiante del respiro, e lo sgomento vivo“.


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