Carlo Atti Trio

10 Luglio 2013 By Elena Bottin

La cifra stilistica di Carlo Atti è data da assoli che si snodano rigorosi ed eleganti, eseguiti in grande relax, con sonorità piena, coniugando espressività e musicalità come raramente capita di ascoltare. Le sue prime esperienze da ragazzino con Massimo Urbani, Larry Nocella e Sal Nistico, gli hanno impresso il sigillo del jazz, quel misto di senso dell’avventura e di rigore che caratterizza e distingue l’improvvisazione afro-americana. Atti è entrato giovanissimo nel panorama nazionale, esibendosi negli anni Ottanta a Umbria Jazz, e vincendo nello steso periodo il premio Four Roses come componente del Nuovo Sestetto Italiano, insieme a Marco Tamburini, Piero Odorici, Marcello Tonolo, Marco Vaggi e Gianni Cazzola. Nel 1990, a fianco del sassofonista Steve Grossman (già collaboratore di Miles Davis), prende parte al concerto di apertura della Biennale dei Giovani Artisti d’Europa a Marsiglia. La sua carriera si sviluppa poi al fianco di molti solisti italiani, come Andrea Pozza e Ares Tavolazzi, e di artisti americani di spessore, tra cui Bob Mover, Hal Galper, Jeff Johnson e Steve Ellington. Carlo Atti ama gli standard, che ritiene il fondamento della cultura jazzistica, divertendosi a rivisitarli con assoluta originalità, pur rimanendo strettamente legato alle preziosità armoniche e melodiche di questi bellissimi brani.