Baglini – Chiesa

5 Maggio 2016 By Elena Bottin

Silvia Chiesa violoncello e Maurizio Baglini pianoforte eseguiranno Sonata op. 6 in fa maggiore (1883) di Richard Strauss; concerto per violoncello, archi e pianoforte (1957-58) di Silvio Omizzolo nella trascrizione per violoncello e pianoforte dell’autore; Sonata op. 19 in sol minore (1901) di Sergej Rachmaninov.

Maurizio Baglini è tra i pianisti più brillanti della scena internazionale. Nato a Pisa nel 1975 e vincitore a 24 anni del World Music Piano Master di Montecarlo, ha al suo attivo un’intensa carriera in Europa, America e Asia: oltre milleduecento concerti come solista e altrettanti di musica da camera, in sedi e per istituzioni prestigiose, tra cui l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Teatro alla Scala di Milano, la Salle Gaveau di Parigi, la Victoria Hall di Ginevra, il Festival dei Due Mondi di Spoleto e il Kennedy Center di Washington. Il suo vasto repertorio spazia da Byrd alla musica contemporanea, con riferimenti importanti a Chopin, Liszt e Schumann.

Silvia Chiesa vanta una brillante carriera solistica internazionale. Le sue interpretazioni esplorano anche repertori poco noti o inusuali: dopo il fortunato album con i due Concerti per violoncello di Nino Rota, nel 2014 è uscito il nuovo The Italian Modernism che comprende la prima registrazione del Concerto in do minore di Pizzetti, con l’Orchestra Rai di Torino diretta da Corrado Rovaris (Sony Classical). Ha anche un ruolo di primo piano nella fioritura del repertorio contemporaneo per il suo strumento. E’ dedicataria del Concerto per violoncello di Matteo D’Amico e nel 2015 Azio Corghi le ha dedicato …tra la Carne e il Cielo, omaggio a Pasolini.
Nota al brano di Omizzolo: tra il 1957 e il 1958 il compositore padovano compone il Concerto per violoncello, archi e pianoforte (Premio Marzotto 1958) scritto per il violoncellista Max Cassoli e l’Orchestra Tartini di Padova, che lo eseguono per la prima volta il 3 febbraio 1959 nella Sala dei Giganti al Liviano. Il Concerto si articola in tre tempi distinti e di carattere contrastante. Anche in questo lavoro si sente la presenza di un pensiero musicale che si è creato il proprio vocabolario. L’autore si riassume nei suoi caratteri essenziali e, pur valendosi di temi costituiti da cellule dodecafoniche, non modifica sostanzialmente il suo tipico linguaggio e non rinuncia a quella libertà fantastica di cui si è sempre avvalso.