Paolo Andreoni
10 Aprile 2012
Testi ed atmosfere oscillano tra rabbia e malinconia, con canzoni che allargano l’orizzonte verso panorami meno reali, luoghi di fuga e di sogni. Un disco d’ascolto: a metà tra la canzone d’autore e il Nulla, con chiari rimandi al chitarrismo africano, di cui si inseguono le armonie nei quattro strumentali presenti all’interno del disco. Un album che ha come orizzonte geografico il deserto: quello reale, quello che appare in controluce nelle metropoli e i nostri personali deserti quotidiani.