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  08/06/2012            21:30

Marilyn Manson al teatro Geox di Padova


Il rito satanico si è compiuto, il cantante ha trovato di sicuro tanti nuovi adepti per il sacrificio della musica leggera...


Sembrava di essere capitati in un ritrovo di emo troppo cresciuti, gente che continuava ad arrivare, chi vestito in maniera semplice, chi con i colori scuri e le iniziali MM… Marylin Manson. Un nome, una leggenda, ci si aspettava grandi cose ieri sera da lui, il parcheggio era quasi intasato ed entrare era difficile, si procedeva con cautela. All’ingresso controlli, uomini in divisa avevano cani pastore, c’era già la musica a volume altissimo: suonava un gruppo di giovani molto in gamba.


Le sedie erano spostate in fondo, tutti in piedi davanti al palco, un delirio… Compare la star dopo minuti di attesa finché noi eravamo palmo a palmo con lo spettatore vicino, un groviglio di corpi sudati, timorosi che qualche ubriaco potesse andare oltre il suo normale stato d’ebbrezza.


Il concerto inizia, un caldo mai visto, le porte vengono chiuse: cala il buio, solo la figura di Manson si muove con sicurezza sul palco. E’ da tanto tempo che canta, sa come coinvolgere.


Spintoni da tutte le parti, qualcuno non ce la fa a reggere il caldo e il contatto ravvicinato con milioni di altri corpi sudati e si sposta in fondo, vicino alle gradinate: non sa cosa si è perso.


E’ una sofferenza sì, ma anche sintomo di un concerto vissuto in grande stile, vedere Manson scatenarsi non è cosa di tutti i giorni. Lui è sempre impareggiabile, con cappelli ottici dagli effetti stravaganti e per finire una “conferenza stampa”, in atto di porsi su questo scranno alto due metri, in mezzo al palco. C’era una fila di microfoni e a uno a uno li ha staccati per lanciarli in testa alla gente…
Q
uesti concerti resteranno nella storia della musica metal.
Un domani potrò dire io c’ero
 


 

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