Ludus Danielis
2 Luglio 2012
Un dramma liturgico tra i più antichi, databile intorno al 1130 (ma la musica superstite è di un secolo dopo), che ricorda alcuni episodi della vita del profeta Daniele. I drammi liturgici medievali erano vere e proprie rappresentazioni teatrali, ispirate alla tradizione del Vecchio e del Nuovo Testamento e interamente cantate, in cui i chierici vestivano i panni di attori.
Il Ludus Danielis fu composto dai giovani scholares della cattedrale di Beauvais (Belvacus), allora importante centro culturale della Francia nord-orientale, che molto probabilmente si ispirarono ad un preesistente lavoro di un allievo di Pietro Abelardo, Ilario d’Orleans. Il testo è in lingua latina con alcune parti in volgare, che testimoniano la volontà di avvicinarsi ad un pubblico popolare. Vi si riconoscono temi tipici del tempo, legati all’ambiente delle corti, come la rappresentazione degli invidiosi che tramano contro il giusto presso il re, o l’esaltazione della regina, di gusto cavalleresco. Non mancano i toni comici o parodistici, come nel conductus dell’asino.
Il soggetto della rappresentazione si basa su due episodi dell’Antico Testamento, tratti dal Libro di Daniele considerato l’ultimo dei quattro profeti biblici. Il primo riguardava l’interpretazione, da parte del profeta, della frase misteriosa scritta da una mano sulla parete (Mane, Tekel, …) durante il festino del re Baldassarre.
Il secondo si riferiva all’intervento divino, che aveva salvato Daniele, gettato nella fossa dei leoni perché continuava a pregare il suo Dio, contravvenendo al decreto promulgato da re Dario, secondo il quale solo lui poteva essere adorato. Nel finale il re riconosce la potenza di Dio e il profeta preannuncia la venuta del Cristo. La versione proposta oggi è opera contemporanea, composta del M° Rainer Pachner, su commissione del Berthold Gymnasium di Freiburg. La partitura elaborata dal baritono e compositore di Friburgo, è estremamente varia, specie sotto il profilo ritmico, presenta alcune “citazioni” medievali e di canto gragoriano, una armonizzazione ed orchestrazione molto moderna, che sconfina in alcuni momenti nel campo della musica cosiddetta “leggera”.
La presenza della voce recitante è fondamentale per la comprensione del percorso musicale e scenico, inoltre arricchito dalla presenza dei corpi di ballo.