Ho guardato Sanremo
20 Febbraio 2012Perché mi costringono ad incazzarmi, perché sanno che se scrivo “m’incazzo” allora qualcuno sarà maggiormente spinto a leggere questo articolo. Perché oggi funziona così ed è uno dei pochi modi rimasti per far sopravvivere Sanremo. Appena dieci anni fa si sarebbe parlato delle canzoni belle o brutte che avremmo ascoltato, dei plagi reali o presunti, dell’artista più o meno intelligente, ben vestito o macchietta di se stesso. Oggi no. In quanto il Paese è cambiato, l’approccio mediatico è mutato e il costume s’insinua sempre più in ogni istante del nostro quotidiano.
Il Festival è divenuto un collage di clip buoni per YouTube: dieci minuti per i deliri programmati di Celentano & Rai, cinque minuti per l’intervento di Luca e Paolo, tre minuti per il ballo della Foca di Papaleo, trenta secondi per la farfalla di Belen. Pillole di trash costruito che smuove gli improperi dei perbenisti, alimenta i post da inserire su Facebook, moltiplica il chiacchiericcio di trasmissioni che da qui a qualche settimana si dedicheranno a commenti destinati ad allungare i tempi di una televisione con sempre più canali ma sempre più vuota di contenuti.
Il Direttore artistico Mazzi ha annunciato il suo ritiro, perché a costruire un Festival nel 2012 c’è di che ammalarsi. Uno spettacolo in cui deve essere riassunto il “best of” di tutta la produzione stagionale, con la corazzata Mediaset che predispone una contro programmazione inesistente prestando parte del suo cast a mamma Rai, la quale continua ad essere vecchia mascherandosi da pischella. Dopo i talenti Marco Carta e Valerio Scanu, così talentuosi da essere tornati nell’anonimato che meritavano, ecco Emma. La vincitrice di Sanremo, invitata a ringraziare gli autori della sua canzone, si è limitata a chiedere a Morandi il motivo per cui non fossero segnati nel gobbo elettronico. Chapeau. Zia De Filippi non avrebbe saputo dir di meglio.
Nel polentone di personaggi costruiti calati sul povero piatto artistico, è emersa una luce fioca rappresentata dal reale talento di Maria Chiara Fraschetta, al secolo Nina Zilli. Lei è stata il Mario Monti di Sanremo, colei che rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest 2012: è l’unica che può evitare di farci fare figure di merda in Europa. L’unica giovane che è nata volendo fare il mestiere di cantante, svolgendo la gavetta: cercatela su Wikipedia, cari internauti. E cercate pure il significato di “gavetta”, divenuto più raro di una malattia debellata.
Che il piacere soggettivo non sia valutabile è una sacrosanta verità, motivo per cui i fan di ogni singolo cantante ritengono che il loro artista fosse il migliore. Ma l’oggettività ha quel che di razionale che difficilmente possiamo negare. Motivo per cui Gigi D’Alessio è parso un boy scout assoldato dai servizi sociali di Bagnara Calabra per sostenere la paziente Loredana Berté, artista maudit che non merita tale fine. Tragicamente esilarante il fatto che il vincitore di Sanremo Giovani sia uscito da un reality per i giovani: nella follia del mercato catodico-digitale, almeno sono stati coerenti.
Insomma, tra cantanti contagiati dai reality, usciti dai talent show, partoriti dalle case discografiche, qualche speranza nel mio soggettivo domani la lascia ancora accesa Francesco Renga, che a Sanremo ha portato un brano da respiro d’apnea, scritto a sei mani con due autentici pezzi rari quali Diego Mancino e Dario Faini. Il loro è un pezzo da ascoltarsi in camera, da soli, alla penombra di una abat-jour che attraversa il color rubino d’un vino DOCG: perché la potenza di un’emozione a volte ha bisogno di un luogo differente da un palco per sfondare l’anima.
Detto ciò, io ho guardato Sanremo. E me ne assumo ogni colpa.
Detto ciò, io ho guardato Sanremo. E me ne assumo ogni colpa.