Il Duo Oyhenart – Giacomin
29 Settembre 2013Il Duo Oyhenart – Giacomin, di recente formazione, si è esibito sabato 28 settembre all’interno della ‘passeggiata musicale’ tra le grazie dell’Abbazia camaldolese Santa Maria delle Carceri: associati alla rassegna, con finalità di offrire in contemporanea assaggi di virtuosismi canori e strumentali, il Coro Academia Mvsica Nova di Montagnana, specializzato in canti profani rinascimentali e i Loreans, direttamente dai ballabili anni ’50 e ’60, si sono prodigati, tra la Sala degli Affreschi e le contigue aule del Chiostro, per garantire tre concerti in sequenza continua. Un foglietto veniva assegnato ai visitatori all’ingresso: chi aveva il rosso, chi il bianco, ognuno seguiva la ‘strada’ del tour che portava ad affacciarsi a una stanza diversa, con un gruppo musicale diverso. L’offerta libera, devoluta al Centro per l’Infanzia di Carceri, con i volontari dell’associazione Devota et Affettuosa che si prodigano nel condividere ‘momenti d’arte’ nella bassa padovana, ha conferito alla serata una patina di utilità, oltre che di bellezza estetica.
Dopo un’esibizione che ha avuto un successo di pubblico incredibile, incontriamo Juan Martin Oyhenart e Enrico Giacomin, rispettivamente Maestri in chitarra e flauto traverso, autori di una raffinata riproduzione dell’Histoire du Tango di Astor Piazzolla.
Quando e come si è formato il duo Oyhenart – Giacomin? In quali contesti si è esibito?
Abbiamo pensato che potevamo provare a suonare assieme dopo esserci conosciuti di persona. La prima volta che abbiamo parlato di musica ci siamo accorti che eravamo concordi sulle stesse idee, e quando abbiamo iniziato a suonare questo si è rivelato di fondamentale importanza. Siamo molto in sintonia come persone e questo ovviamente ci aiuta moltissimo quando dobbiamo lavorare e suonare assieme. Soprattutto ci aiuta quando si tratta di discutere su diverse interpretazioni che si possono avere riguardo alle intenzioni espressive e alle scelte stilistiche: qui la stima reciproca ci tiene saldi! Finora ci siamo esibiti in contesti per lo più concertistici, per qualche stagione di musica da camera, ma abbiamo lavorato anche nelle scuole per tenere lezioni-concerto per alunni delle elementari e delle medie: è stato molto divertente e gratificante!
Astor Piazzolla e la Storia del Tango: quali sono state le motivazioni che vi hanno portato a scegliere ritmi sudamericani? Quali altre possibilità stilistiche è in grado di offrire l’accoppiata flauto traverso – chitarra?
Il duo flauto e chitarra ha potenzialmente molte possibilità espressive, il difficile sta nel riuscire a dare risalto alle capacità di due strumenti che nonostante siano molto affini timbricamente sono così profondamente differenti. Questo porta ad affrontare un grosso lavoro sulla ricerca di timbro ed equilibrio sonoro tra i due strumenti. La chitarra ha un suono molto affascinante perché può creare timbri così lontani tra di loro da far pensare di star sentendo più strumenti, quasi un’intera orchestra; inoltre è per sua natura uno strumento estremamente ritmico. Il flauto da parte sua può contare su una possibilità dinamica e timbrica molto grande e su un’innata capacità di cantare. Semplicemente si valorizzano al meglio le possibilità dei due strumenti, è un lavoro di squadra! La scelta di includere l’Histoire du Tango nel nostro repertorio è stata molto spontanea: si tratta dell’unico pezzo originale per questa formazione scritto da Astor Piazzolla e ci sembra doveroso affrontare lo studio di questa composizione. Inoltre essendo Juan Martin di origine argentina c’era in qualche maniera un legame sentimentale con l’opera. Nel tentativo di rendere l’interpretazione più autentica e spontanea, abbiamo esplorato (e continuiamo a farlo) il repertorio tanghistico seguendo un percorso di ascolti che ci ha aiutato a capire lo stile e ad avvicinarci alle sue idiosincrasie. Per quanto riguarda le potenzialità stilistiche questo duo può offrire molto: musiche del ‘900, con tutte le varianti stilistiche che contiene (autori neoclassici, d’avanguardia, ecc.), oppure musiche del periodo classico. Attualmente stiamo lavorando su autori contemporanei, che hanno dedicato composizioni originali per questa formazione: è un repertorio molto ricco che esplora le potenzialità di entrambi gli strumenti, creando sonorità molto accattivanti. E’ da ascoltare.
E’ la prima volta che suonate nell’Abbazia di Carceri: pensate che l’idea di tre concerti in contemporanea sia efficace?
Fin da subito questa idea ci ha molto incuriositi, essendo la prima volta che ci trovavamo davanti a questo tipo di proposta. La reazione del pubblico è stata delle migliori: in una sera si riescono ad assaggiare tre proposte completamente diverse, il tutto ospitati nell’imponente Abbazia di Santa Maria delle Carceri. Ieri sera per esempio si passava dalla raffinatezza dei canti profani del Cinquecento, al ritmo scatenato e coinvolgente del pop americano degli anni ‘60, per finire con della musica colta contemporanea sullo stile spagnoleggiante. Una manifestazione adatta a tutti i palati!!
Camilla Bottin



Complimenti Enrico e Juan Martin. Quanto talento!