Stefano Reolon. Moi Aussi

5 Maggio 2016 By Elena Bottin

Scenografo e costumista per la Rai e per il teatro, grafico e appassionato di fotografia digitale e creativa, nella pittura, che intraprende come ultima e definitiva dimensione di vita, egli condensa tutte le precedenti esperienze professionali e artistiche.

L’assessore alla Cultura Matteo Cavatton sottolinea che la produzione artistica di Stefano Reolon “E’ totalmente contemporanea e originale, nonostante i continui rimandi a temi di un passato remoto o a culture lontane e nonostante sia frutto di tecniche e materiali ampiamente praticati nell’arte moderna. Il suo contributo all’originalità sta nella rielaborazione dello spazio-tempo nella confezione dell’opera d’arte, che mira a diventare “storia stratificata” del vissuto dell’artista.”

Stefano Reolon vive a Vigodarzere, nella prima periferia padovana. All’Accademia di Belle Arti di Venezia studia scenografia e costume, la sua iniziale professione, ma nell’ambito della pittura non si collega ad alcuna corrente artistica. In tale ambito egli si è formato infatti da autodidatta, traendo ispirazione dalle conoscenze acquisite nella professione di grafico e costumista-scenografo televisivo-teatrale orientato alle figure del rinascimento, del barocco e dei manga giapponesi. Nella varietà dei linguaggi, che adotta in pittura, l’artista inserisce un originale eclettismo di tecniche contemporanee, attuato mediante un procedimento che lo porta a ridipingere più volte la stessa tela a distanza di tempo, anche lontano. Sotto un quadro finito ce ne sono difatti almeno altri quattro o cinque perfettamente conclusi, dei quali egli lascia volutamente una piccola presenza, salvandone un pezzo per l’opera successiva sovrapposta. Il risultato delle stratificazioni pittoriche acquista un significato filosofico ossia la presunzione di attuare una sintesi del tempo artistico, che Reolon vuole raccontare e fissare nell’opera, per porla all’attenzione non frettolosa, alla riflessione del fruitore. Volti e sguardi sono i soggetti che predilige, ma anche atteggiamenti e posture, indizi atti a cogliere la psiche dell’uomo contemporaneo, segnato da sofferenze ed equilibri instabili. Gli sfondi scelti sono sfuggenti e coreografici, a significare le difficoltà dell’uomo di mettersi in relazione con ciò che esiste.