ProvocOazioni
7 Aprile 2018Gli “oggetti d’arte” di Nadia Cargnelli nascono da una naturale e spontanea propensione alla prospettiva e al “costruire”, che le permettono, nel corso degli anni e della maturazione artistica, di passare dalla rappresentazione pittorica più tradizionale, di stampo realistico con accenti surrealisti, ai primi rilievi con le corde, allorché la sua urgenza pianificativa e realizzativa la porta ad elaborare da sola i supporti e a renderli solidi e “prensili” con una preparazione adeguata, rifinendoli appunto con le sporgenze appena accennate della canapa.
Da queste alle “pittosculture” il passo è stato relativamente breve: molto importante nel lavoro dell’artista la fase della progettualità, allorquando affascinata da un materiale, trovato per caso o ricercato con passione, spinta da un’idea e dall’urgenza del fare, pone in essere, nella dimensione del senso, le prime basi dell’ esecuzione. Sono “creature” vere e proprie, portate a compimento in un empito di emozione e necessità, premura espressiva che le permette di coniugare in esse aspetti che ne definiscono e completano gli attributi di tridimensionalità: la compresenza di “dentro” e “fuori”, aspetto estetico e contenuto concettuale, apparenza comunicativa e sostanza antinomica, staticità e dinamismo.
Le opere di Nadia Cargnelli vogliono essere vissute, apprezzate e amate, non cessano di sorprenderci poiché per loro stessa costituzione sono atte a produrre riflessione, a rivelare sempre nuovi aspetti, dapprima non immediatamente palesi, ma anche a divertire e smascherare, in maniera tenera e intelligente, e altresì argutamente critica e dissacrante, le umane debolezze.
Superando tutti i richiami possibili al Surrealismo, all’Arte Concettuale, allo Spazialismo indotto dall’osservazione attiva e meditata di sporgenze e rientranze, accentuate dai chiaroscuri, all’Arte Povera nell’utilizzo di materiali di riuso che più che nel riciclo vengono investiti di un nuovo ruolo di preponderante valenza allusiva, all’Informale che trova nelle forme astratte di vele, legni e canovacci il luogo deputato di originalissime pareidolie, personali o suggerite.
Nadia Cargnelli manifesta un punto di vista prettamente femminile, portando lo sguardo dapprima all’interno, al proprio mondo interiore, per oggettivizzare, chiarificare, esaminare e mettere in discussione, rapportando all’esterno, le proprie emozioni e il vissuto. Trovando campo di rispecchiamento e allo stesso tempo di contraddizione nell’”altro”, inteso come legame, relazione, arricchente o depauperante, costrittiva, e quale disamina delle strutture sociali, delle ipocrisie e delle contraddizioni dell’attualità.
Senza dimenticare uno sguardo acuto, sensibile e pratico al contempo, al passato, che definisce quella linea ideale che la tradizione vuole inframmezzata dal presente e diretta verso il futuro, il cui veicolo guida e filo conduttore è dettato dalla speranza.