Pashedu – L’artigiano dei Faraoni

20 Marzo 2016 By Elena Bottin

L’Antico Egitto rivive a Palazzo Zuckermann: venerdì 18 febbraio è stata inaugurata alla presenza di Matteo Cavatton, assessore alla cultura, la mostra “Pashedu. Un artigiano alla corte dei Faraoni” in cui è stata ricostruita a grandezza naturale la celebre tomba dell’artigiano egizio vissuto durante l’era di Ramses II. Pashed o Pashedu, il cui nome significa il Salvatore, visse nel XIII secolo a.C. e fu caposquadra di uno dei gruppi di lavoratori che realizzarono le grandi sepolture reali. La tomba, aperta al pubblico al prezzo di 5 euro per gli adulti e di un euro per i minori di 18 anni e per le scuole, è visitabile fino al 19 giugno a Palazzo Zuckermann. «Padova e l’Egitto – spiega l’assessore Cavatton – hanno un rapporto molto stretto e questa mostra, curata da Cultor Active, è un’opportunità per rivivere il legame che unisce la nostra città alla terra dei Faraoni. Se avete occasione di andare al Museo Archeologico in piazza Eremitani, potrete rinvenire le tracce del grande Belzoni, esploratore padovano che per primo ha fatto nascere l’interesse per l’egittologia. Lì infatti sono conservati ben 180 reperti e alcuni di essi sono stati riesumati proprio dalla figura illustre di Giovanni Battista Belzoni che è vissuto tra il 1778 e il 1823. È stato rivenuto infatti a Deir El Medina, il villaggio in cui visse e fu sepolto l’artigiano reale, un ushabti, ovvero una statuina che riproduceva il defunto e che doveva lavorare per lui nell’aldilà nei campi di Osiride». La tomba di Pashedu è un vero e proprio spaccato della civiltà egizia dell’epoca, ricostruita con le stesse tecniche dell’antichità. Il risultato è un vero e proprio capolavoro progettato e realizzato dalle mani sapienti di Gianni Moro, artigiano di Motta di Livenza che ha lavorato accanto a egittologi del Cairo e del Museo Egizio di Torino. Essa riproduce fedelmente, con una struttura di 5 metri per 2,50 metri, la camera sepolcrale, il relativo corridoio di accesso e i minuziosi dipinti nelle pareti, rinvenuti nella necropoli di Deir el-Medina.
L’esposizione sarà corredata da una serie di pannelli fondamentali per contestualizzare la sepoltura e ad approfondire i legami tra Padova e l’antico Egitto. Testi e ricerca iconografica sono dell’egittologa Claudia Gambino dell’Università degli Studi di Padova e del Team Egitto Veneto.
Per tutta la durata della mostra il pubblico sarà coinvolto con attività educative, laboratori e degustazioni speciali come il format di Cultour Active “Tast the Past ®”.

Camilla Bottin

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