Barbara Paganin – Dall’orto al soffitto

16 Ottobre 2015 By Elena Bottin

Giovedì 15 ottobre alle ore 18.30 presso l’Oratorio di San Rocco è stata inaugurata alla presenza delle autorità la mostra “Dall’orto alla soffitta” dell’orafa Barbara Paganin, curata da Mirella Cisotto Nalon. L’esposizione, che presenta una selezione 120 opere di gioielleria contemporanea realizzate dall’artista veneziana, sarà aperta al pubblico fino a domenica 22 novembre. «È un’antologica veramente completa – afferma Matteo Cavatton, Assessore alla Cultura del Comune di Padova – perché percorre l’intero iter artistico di Barbara Paganin, dalle prime creazioni degli anni ’80 sino alle più recenti eseguite nel corso di quest’anno, dal titolo “Memoria aperta”. Parlo a nome della mia sensibilità individuale, mi pare di aver individuato nei moduli espressivi dell’artista molte influenze tratte da una cultura popolare che negli ultimi anni si sta evolvendo sempre di più, lo steampunk, in cui vengono mescolate forme reali e di fantasia in una combinazione assolutamente stravagante. La sezione che ho apprezzato di più, “Memoria aperta”, racchiude in sé moltissimo ripensamento per una vera e propria modulazione del proprio essere nel corso della Storia. L’artista riesce, con tocchi estremi di bravura, a contaminare i metalli preziosi con materiale inedito come il vetro o la plastica. Sicuramente posso parlare a nome del Comune di Padova quando dico che siamo onorati di aver ospitato un’artista tale in una sede prestigiosa quale l’Oratorio di San Rocco, ora deputato a mostre di oreficeria e piccola scultura». Barbara Paganin, artista riconosciuta «in modo pazzesco» a livello internazionale, da oltre 25 anni espone in Europa e negli Stati Uniti. I suoi lavori sono presenti nelle collezioni permanenti di musei tra cui V&A di Londra, Musée des Art Décoratif di Parigi, Metropolitan Museum of Art di New York, Museum of Fine Arts di Boston, Museo di Arte Moderna di Cà Pesaro a Venezia, Musée des Beaux Art di Montreal e il LACMA di Los Angeles. «Padova ha dato forza e visibilità a una grande artista – afferma la curatrice Mirella Cisotto Nalon – questo riconoscimento è volto a celebrare la gioielleria contemporanea come arte. Barbara Paganin si è distinta fin dagli esordi per la professionalità e la creatività, la sua formazione è avvenuta in ambito veneziano ma è legata agli stilemi della Scuola Orafa padovana. Barbara ha studiato metalli e oreficeria all’istituto Statale d’Arte di Venezia e scultura all’Accademia di Belle Arti sempre a Venezia in un’epoca di grande fervore, in cui i maestri dell’oreficeria erano attivi. Ha lavorato poi per circa un anno nell’ufficio tecnico di Venini per poi, nel 1987 insegnare disegno professionale e progettazione all’Istituto Statale d’Arte Pietro Selvatico di Padova. Approdata a Padova, entra in contatto con la scuola padovana: nelle sue opere si vedono subito i segni dell’utilizzo della geometria descrittiva tipica del movimento. A differenza dei suoi maestri Barbara accosta figure geometriche per entrare in un mondo d’indagine, creando piccoli microrganismi e animaletti molto particolari. Le sue opere nascono dall’esperienza sui metalli preziosi, ma la sua espressività si evolve nel tempo e la porta a mettersi continuamente alla prova con materiali e tecniche sempre diversi. Impara e fa proprie le tecniche del vetro, delle resine e della porcellana che per esempio si ritrovano nei suoi gioielli, accostati all’oro e all’argento ossidato. La ricerca all’interno del mondo naturale la porta a giungere, attraverso l’esperienza personale, ai fondali marini visibili nelle sezioni Frammenti di Mare e Isole Hanish. Una delle forme che più attirano Barbara è quella del cavolo, riesce a riprodurne la forma, il fogliame con estremo stupore. Come diceva Goethe, “in quell’organo della pianta che normalmente siamo abituati a indicare come foglia, giace celato il vero Proteo che si nasconde in ogni forma e che potrebbe manifestarsi”».

Camilla Bottin