Anguane e Ritratti di Donna
2 Febbraio 2018Intervista a Manuel Favaro, fotografo dei Colli Euganei… e dintorni.
Com’è nato il progetto per questa tua prima mostra?
Nasce circa dieci anni fa, l’idea mi è stata data da un disegno di Milo Manara, realizzato su richiesta per la locandina del Film Festival di Trento, progetto bocciato però dalla commissione del Festival stesso. Il lavoro di Manara ritraeva una figura femminile nuda vista di spalle, con i piedi immersi nell’acqua di un lago in cui si specchiavano le Alpi. La donna ritratta era un’Aguana, figura mitologica di cui sino ad allora non conoscevo l’esistenza. Cercai quindi di documentarmi su chi fossero queste creature e da subito pensai che sarebbe stato interessante farne una trasposizione fotografica nei Colli Euganei. Certo, dall’idea alla sua realizzazione è passato “qualche” anno, ma come si dice in questi casi, meglio tardi che mai.
Come mai la scelta di una enoteca, quindi di uno spazio così insolito per la tua prima mostra fotografica?
Sia la mostra che lo spazio espositivo sono stati ideati dai miei amici, i quali hanno fatto tutto ciò come graditissimo regalo per il mio compleanno. Quindi i ringraziamenti e i meriti (o le colpe) vanno direttamente a loro e al gestore dell’enoteca Caveau che ci ha gentilmente ospitati. La mostra presenta due serie simili ma diverse, con al centro la figura della donna, cosa sta alla base di questa scelta espositiva? Per le Anguane la scelta della “donna” era scontata, essendo appunto delle creature dalle sembianze femminili. I ritratti invece nascono da un progetto ispirato dai ruderi abbandonati e dimenticati che incontravo trai sentieri degli Euganei. Mi piacciono i contrasti, quindi ho pensato che sarebbe stato interessante fare una contrapposizione tra la bellezza femminile e la decadenza di questi luoghi.
Come è nata l’esigenza di reinterpretare le Anguane e, soprattuto, cosa sono?
Le Anguane non sono propriamente “donne”, sono creature che hanno sembianze femminili che si rifanno al mito delle ninfe, rivisitate, come spesso succede nelle leggende popolari che reinterpretano i personaggi mitici. La loro origine si narra arrivi da racconti e storie nate tra le montagne del Friuli, da dove si sono poi spostate nelle leggende del Veneto e del Trentino… fino ad arrivare sui colli per merito mio! Vengono raccontate come delle figure temibili, abili seduttrici, che si divertivano a prendersi gioco degli uomini. Erano molto temute, non per la paura che potessero uccidere qualcuno, ma per la loro capacità di indurre alla pazzia le persone. Chi incontrava un’Anguana poteva essere soggiogato per sempre dal suo fascino. Si narra dicessero al malcapitato che le incontrava lungo i corsi d’acqua che si sarebbero concesse a lui solo se avesse riempito d’acqua un cesto di vimini, cosa ovviamente impossibile che però costretto dall’incantesimo, lo induceva a provarci all’infinito. In base poi al luogo in cui queste leggende vengono narrate, le Anguane cambiano nome e assumono delle sembianze diverse: da giovani e bellissime possono diventare vecchie e malvagie, oppure diventare degli ibridi tra la figura umana femminile e le sembianze da animale. L’unica certezza è che le più belle vivono negli euganei! Il colore non compare mai negli scatti esposti.
A cosa è dovuta la preferenza per il bianco/nero?
Il colore rischia di distogliere l’attenzione di chi guarda, catturando gli occhi solo per merito delle cromie che compongono l’immagine, mentre con il bianco e nero l’immagine è più essenziale ma più diretta Il famoso fotografo Ted Grant diceva che “Quando si fotografano persone a colori, si fotografano i loro vestiti. Ma quando si fotografano persone in bianco e nero, si fotografano le loro anime”. Allo stesso modo ho scelto di raffigurare le Anguane nude perché sono esseri simili agli animali e non devono avere nessun orpello, esattamente come venivano raffigurate nei primi dipinti che le ritraevano.
Cosa rappresenta per te la fotografia in termini emotivi?
Sicuramente rappresenta la mia visione di ciò che mi circonda, fotografando in prevalenza i miei Sicuramente rappresenta la mia visione di ciò che mi circonda, fotografando in prevalenza i miei colli cerco di dare il punto di vista e ciò che colpisce la mia immaginazione. La fotografia è una rielaborazione personale della realtà e di un modo di vedere le cose. Basta un passo più avanti o uno più indietro e l’inquadratura può cambiare l’aspetto delle cose che vediamo tutti i giorni. In questo c’è una continua ricerca di un modo di vedere le cose in modo differente, cosa che consente di ottenere degli stessi soggetti, delle immagini con punti di vista diversi.
Le fotografie sono scattate nei Colli Euganei, che relazione hai con il tuo territorio?
Una bellissima relazione direi! Non riesco a stare un giorno senza percorrere i colli e ne approfitto per portare a passeggio il cane con la mia macchina fotografica sempre appresso. Magari percorro spesso gli stesi luoghi ma ogni volta riesco a vedere scorci differenti, qualcosa di nuovo, bello ed interessante… e questo credo sia sinonimo di amore per il mio territorio. Il nostro Parco è meraviglioso e mi fa piacere immortalarlo e poterlo mostrare ad altre persone… ha tutte le carte in regola per essere considerato uno dei luoghi naturali più belli d’Italia. Forse un poco di merito per la sua sempre più apprezzata frequentazione, ce l’abbiamo anche noi fotografi che pubblicando i nostri scatti nei social incentiviamo le persone a conoscere i Colli. Infatti negli ultimi anni i social network, con la pubblicazione i fotografie del territorio hanno incentivato la fruizione del territorio.
Qual è il tuo rapporto con la fotografia? Quali fotografi, se ce ne sono, hanno influenzato la tua pratica?
Sicuramente tra tutti Ansel Adams, fotografo paesaggista Americano, che utilizza soprattutto il b/n, anche se a me nei paesaggi non dispiacciono i colori. Ansel ha ispirato molto i miei scatti, me ne sono accorto casualmente guardando le sue foto… non mi rendevo conto che stavo proponendo lavori che assomigliano ai suoi. Non avevo assolutamentel’idea di copiarlo ma poi effettivamente nella mia testa è entrato qualcosa di suo. Penso che tutte le arti siano soggette alle contaminazioni, quindi credo che dentro di noi ci mettiamo sempre qualcosa di qualcun altro, anche se non ce ne accorgiamo. E come ricorda lo stesso Adams: «non fai solo una fotografia con una macchina fotografica. Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai ascoltato e le persone che hai amato.»
I tuoi progetti futuri?
La mostra rappresenta solo l’inizio del progetto, quello che mi piacerebbe fare sarebbe rappresentare le mie Anguane moderne in tutti i luoghi dei colli, anche in quelli più frequentati… conto di riuscirci non c’è fretta.
Una tua nota personale verso le Anguane? L’Anguana è la creatura mistica temibile, superiore, prende le sembianze di una donna e le piace sedurre gli uomini, trae piacere da questa seduzione ingannevole e puramente fine a se stessa. In verità, in alcuni racconti vengono descritte anche di animo buono, indispensabili per conoscere i segreti fondamentali per ottenere il meglio dalla natura… e per questo si mischiavano agli umani. Tuttavia la natura selvaggia dell’Anguana poteva sempre emergere da un momento all’altro , quindi nonostante tutto rimanevano delle creature molto temibili per gli umani. Belle, forti, intelligenti, abili, quasi a voler indicare quale fosse il vero sesso forte, cosa che fa trasparire una certa visione femminista dell’epoca.