Action: l’arte di Andrea Marchesini

7 Aprile 2018 By Elena Bottin

L’arte di Andrea Marchesini si inserisce in un mondo ormai stereotipato, costruito su figure e pensieri standardizzati, i quali arrivano a togliere l’individualità all’uomo rendendolo così un automa, sempre più spesso privo di creatività e volontà di agire spontaneamente, riducendo così il “fare umano” ad una produttività seriale e priva dunque di stile unico ed irripetibile.

Al contrario di tutto questo l’azione dell’artista vicentino esprime – attraverso le sue figure dalle sembianze talvolta primordiali, i colori forti e contrastanti, quel senso di movimento costante fatto di pennellate, cerchi, diagonali e sovrapposizioni delle diverse texture pittoriche- il desiderio di voler comunicare con l’uomo contemporaneo, cercando di aiutare quest’ultimo a non perdere di vista quei valori che lo contraddistinguono dalla massa.

Un lavoro lungo, quello di Andrea Marchesini che, in questa mostra, porta una nuova serie di opere, nate dalla volontà di riunire in un’unica tela, soggetti e gestualità che hanno caratterizzato la sua arte sin dall’inizio. Ecco dunque che alle forme antropomorfe e zoomorfe si uniscono esseri dalle sembianze embrionali e segni dinamici, divenuti simbolo del movimento perpetuo e generatore di forze e pensieri.

In conclusione possiamo dunque affermare che Action è la risultanza di un’alchimia perfetta tra forma, colore e movimento, una combinazione che permette ad Andrea Marchesini non solo di rendere visibili le sue sensazioni ma, allo stesso tempo, consente all’uomo odierno di entrare in comunicazione con se stesso, arrestando quella frenesia che toglie le forze ed il tempo per analizzare la vita.

Andrea Marchesini nasce a Verona nel dicembre del ’73, ed è figlio d’arte, già a quattro anni comincia a frequentare lo studio della madre. Ha conseguito la maturità scientifica frequentando nel frattempo studi d’artisti. Nel ’92 dopo un viaggio ad Amsterdam si interessa ai dipinti di Van Gogh e alla sua pennellata materica e rivoluzionaria. S’iscrive alla facoltà di legge di Ferrara per poi abbandonarla definitivamente per l’arte. Vive per sei anni a Londra studiando e frequentando musei e mostre d’arte e in particolare la Tate Gallery affascinato dalla modernità dell’opera di Turner che con la sua pittura di pura luce lo riporterà a una sua vecchia passione “la luce e il colore dei Veneziani”. Passa altri due anni a Dublino visitando luoghi incontaminati con segni di culture che saranno la base per le sue serie pittoriche: “Tracce” e “Città del Silenzio”; apparizioni miste a grumi, crepe, crateri, impronte, stratificazioni che scavalcano giorni, anni, secoli, millenni, atmosfere di un mondo pluriculturale e multietnico, luoghi e simboli che fanno parte del cammino dell’uomo, dove, però l’uomo è bandito e, la natura si riappropria di tutto ciò che l’aveva mortificata, costruendo nuova vita. A Barcellona viene a contatto con l’opera di Mirò e con il suo mondo coloristico che fa esplodere i suoi quadri. A Roma vive e lavora dal 2003 al 2006 e ha modo di studiare l’arte classica dal vero, oggi opera a Barbarano Vicentino, dove dopo aver passato una fase astratto informale barocca “Dinamismo Cosmico” ne vive un’altra notevolmente più astratta con una dinamica del colore in costante evoluzione “Connessioni”. Si dedica inoltre alle grandi tele ed arazzi che appartengono alla tematica “Affabulando”, “Oltre la siepe”, “Satyricon 2016” ed “Action” dove usa liberamente tutti i linguaggi del suo tempo e del passato mescolandoli con cinema, fumetto, cartoons e satira. Nel novembre 2017 viene invitato a Hong Kong dove riceve un premio internazionale della critica d’arte.