La forza nel colore
17 Settembre 2012
Poiché per l’artista, che si muove con disinvoltura tra Spazialismo e Informale, la
tela diventa spazio da costruire, da moltiplicare proprio nel momento in cui si impugna la pennellessa, si
sceglie il colore e la giusta tonalità da usare; è lì che l’artista esiste, ferma il tempo e la sua ricerca diventa
materia, segno, memoria.
La ricerca di Carla Rigato è davvero pressante, continua ispirazione di forza ed energia da fermare per un
istante con il gesto pittorico, per poi tornare a vibrare nello spazio del dipinto e il suo atelier ti fa sentire
sopraffatto dal colore e dall’energia che le sue grandi tele subito trasmettono. Ecco quindi il significato del
titolo di questa mostra, LA FORZA NEL COLORE, che racconta questo impeto creativo attraverso le opere
esposte in questa Personale (diciotto dipinti tra i quali un trittico di grandi dimensioni).
Ascoltare in sottofondo le note dell’ouverture della Traviata, sentire un ritmo, avvertire un cambiamento di
suono, di strumento, diventa possibile restando a osservare il trittico Ultimo addio di Carla Rigato, qui
esposto per la prima volta.
L’Artista ha bisogno di spazi ampi, di tele grandi, difficili da contenere nello spazio chiuso del suo studio, per
lavorare, per costruire quei vortici di gesti e colore che spingono lo sguardo oltre la bidimensionalità della
tela, ci fanno entrare nella tridimensionalità della sua pittura Spazialista.
I colori usati sono quelli acrilici, che permettono di lavorare con tempi più veloci rispetto ai pastosi e densi
colori a olio, si asciugano rapidamente, permettono sovrapposizioni, rielaborazioni.
Parallela, anzi simultanea, alla pittura informale di Carla, troviamo vedute di Venezia davvero melanconiche,
dense di atmosfera eppure vedute astratte, della memoria e dell’animo. Queste vedute che è possibile
ammirare in mostra, meritano un faro puntato su di esse poiché rappresentano un tema di lungo corso nella
pittura e nella ricerca dell’Artista. Le otto “visioni” di Venezia qui esposte hanno gli stessi accordi, lo stesso
pentagramma, gli stessi colori, ci sono forme rassicuranti, le riconosciamo sono le sagome delle cupole e
delle torri campanarie più famose di Venezia, ma nello stesso tempo sono astratte in uno spazio e in un
tempo altro.