Santa Croce


Il complesso è caratterizzato dall'oratorio, sede della fraglia del SS Redentore, affrescato nel 1537 da Girolamo dal Santo, Domenico Campagnola, Stefano dall'Arzere e probabilmente dal Gualtiero.


Corso Vittorio Emanuele 178
Oratorio: Lun. h 10-12 tel. 049.8801438
Chiesa: in genere è sempre aperta dalla mattina alle 8 fino al tramonto
Tempo di visita: chiesa e oratorio circa 30 minuti

Il complesso è caratterizzato dall’oratorio, sede della fraglia del SS Redentore, affrescato nel 1537 da Girolamo dal Santo, Domenico Campagnola, Stefano dall’Arzere e probabilmente dal Gualtiero.
La chiesa, fondata dai Somaschi nel 1550, è opera di tipico gusto rococò. All’interno, si possono ammirare alcune pale del Mariotti, gli angeli in marmo di Carrara del Bonazza e una scultura lignea della Madonna della Salute risalente al 1630.

ORATORIO SS REDENTORE
Nota con il nome di Fraglia del Redentore o Scuola del Santissimo Sacramento di S. Croce, fu istituita per iniziativa dei futuri associati e del vescovo di Padova Pietro Barozzi e durò per alcuni secoli, finché fu sciolta nel 1807.
Si tratta di un edificio a pianta rettangolare, costruito nel corso del 1400 e caratterizzato, come ogni sede delle fraglie religiose, da due aule sovrapposte. L’aula al piano inferiore, l’unica a noi giunta integra, fu decorata nel 1537 con affreschi narranti la vita di Cristo. I lavori per la decorazione pittorica furono appaltati probabilmente al solo Girolamo Dal Santo, pupillo di Alvise Cornaro, celebre mecenate della Padova del Cinquecento, ma sicuramente l’artista si affiancò di alcuni collaboratori, di cui il nome più certo è quello del Campagnola. Le scene sono viste come attraverso un ampio colonnato continuo.
Osservando gli affreschi si nota con evidenza la presenza di più mani: Dal Santo è più grossolano e più narrativo, è evidente il suo legame alla città di Padova dalla quale non si spostò mai, i paesaggi sono tipicamente locali. Il Campagnola mostra con evidenza una maggiore apertura a vari influssi, dovuta alle sue origini straniere.

* Partendo dalla parete in fondo a destra:
1. Gualtieri: (attribuzione incerta) Cristo appare di fronte a Maddalena:
2. Girolamo dal Santo: Passione di Cristo e sacrificio di Isacco
Affreschi caratterizzati da un cromatismo molto intenso, ad impasto, che non sembra trovare riscontro in altri cicli pittorici attribuiti allo stesso autore.
Una sua caratteristica qui è evidente è l’ingenuità di collocare oggetti e figure nello spazio attraverso giochi di gradazioni cromatiche, più che mediante uno studio razionale dei piani. Si tratta quindi di un modo di rappresentazione piuttosto grossolano, ma efficace dal punto di vista narrativo.
– Ultima cena: attribuzione incerta, tecnica forse più vicina a Stefano dall’Arzere.
– Scena perduta: molto probabilmente Cristo davanti al Sinedrio; anch’essa di attribuzione incerta; è delimitata da due pilastri decorati, a differenza delle altre scene, delimitate invece da colonne; forse si voleva sottolineare la diversità di contributo
– Bacio di Giuda: parzialmente obliterato da una finestra ottocentesca.
– Cristo nell’orto degli ulivi che prega e gli apostoli che dormono: schematico e semplice nella lettura; sfondi chiari paesaggi di campagna veneta con castelli.
– Cristo di fronte a Caifa:
– Sacrificio di Isacco: probabilmente simbolica allusione al sacrificio di Cristo
3. Domenico Campagnola: santi protettori di Padova
– S. Giustina, S. Prosdocimo: nel seicento fu aggiunta, nelle mani di quest’ultimo, un’ampolla che è stata di recente rimossa.
– S. Antonio e S. Daniele
4. Stefano dall’Arzere (ma forse vi lavorarono più mani): dal processo alla crocifissione
– Cristo davanti a Pilato
– Cristo incoronato di spine
– Cristo che cade sotto la croce
– Gesù inchiodato alla croce
– Crocifissione: rappresentazione di Bastiano di Mori, il frate che ha finanziato gli affreschi nel 1537, come testimonia l’iscrizione nella base di una delle colonne rappresentate nell’affresco.
– Deposizione dalla croce
5. Gualtieri: deposizione nel sepolcro; risurrezione e apparizione a Maddalena. Le scene probabilmente rappresentavano il culmine di tutta la narrazione: l’apertura del sepolcro vuoto nel primo riquadro, come si potrebbe intuire dal frammento di una mano che impugna un bastone, situata vicino ad una struttura simile al sepolcro del riquadro precedente; il Redentore risorto nella scena centrale: e una delle prime apparizioni di Cristo risorto nel terzo riquadro, forse la cena di Emmaus, come potrebbe confermare l’ultima scena di tutta la sequenza. Situata sulla parete orientale e interpretata come l’apparizione a Maria Maddalena: il Noli me tangere.

 

CHIESA DI SANTA CROCE
Secondo fonti risalenti al XII secolo in quest’area sorgevano l’Ospizio di Santa Croce (destinato al ricovero gratuito dei pellegrini diretti a Roma) e un lazzaretto per i “malsani” e “martiri di Cristo” che, secondo le usanze dell’epoca, prendevano parte alle processioni preceduti da un compagno recante una croce.
L’importanza della chiesa come centro religioso crebbe con il passare degli anni: con la cos truzione delle mura veneziane si trovava all’interno della città e assunse il titolo di parrocchia.
Nel 1606 furono chiamati a reggerla i Chierici Regolari Somaschi, che ebbero il compito di istituire un collegio per l’educazione dei giovani. Furono proprio loro a concepire l’idea di costruire una nuova chiesa in sostituzione dell’originaria, piccola e in condizioni ormai p recarie. Il progetto fu affidato a Francesco Vecelli chierico regolare Somasco, cui si deve la struttura della chiesa attuale, iniziata nel 1737 e consacrata nel 1749 dal cardinale Carlo Rezzonico. La facciata è di tipico ma modesto gusto rococò; completata da due torricelle appena abbozzate. Il campanile è recente.
La fabbrica attuale è caratterizzata da un’unica grande navata con finestre interne a bancone e modanature e decorazioni più adeguate al gusto di una sala di un palazzo settecentesco, più che ad una chiesa.
Il soffitto reca un grande dipinto con la rappresentazione del Trionfo della Croce.
Notevole l’altare maggiore fiancheggiato da due angeli adoranti in marmo di Carrara firmati da Antonio Bonazza e scolpiti intorno al 1750. La pala dietro l’altare con sant’Elena che adora la Croce è opera di G. B. Mariotti (XVIII sec.).
Dello stesso Mariotti sono le pale dei primi due altari, rispettivamente a destra, con l’immagine di Sant’Antonio e a sinistra quella del Beato Emiliani; nonché la tela sopra la porta maggiore.
Il secondo altare di destra ospita la Madonna della Salute: si tratta di una statua in legno del 1630 con vesti di seta ricamata. I diademi, lo scettro e il globo sono recenti (1931). La Madonna fu commissionata dai monaci del vicino ospedale di San Giacomo della Spada perché intercedesse contro la peste; fu trasferita qui nel 1931. E’ incorniciata da un affresco di Licini (XX sec.) rappresentante S. Camillo e San Leopoldo. A fianco, in una teca in vetro, si trova la bomba caduta a fianco alla statua della Madonna, durante la guerra, miracolosamente inesplosa.

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