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Palazzo della Gran Guardia


La sala è in genere utilizzata per incontri e dibattiti culturali; sotto la loggia ospita spesso mercatini di artigianato locale ed etnico.


Piazza dei Signori

La sala è in genere utilizzata per incontri e dibattiti culturali; sotto la loggia ospita spesso mercatini di artigianato locale ed etnico.
Progettato nel 1496 da Andrea Maggi, fu completato nel 1533. Inizialmente fu sede del Maggior Consiglio; poi del Corpo di Guardia durante la dominazione austriaca. L’esterno è caratterizzato da un’ampia loggia al pian terreno, l’interno da un prezioso soffitto a lacunari (opera di Giovanni Paolo da Venezia e di Girolamo dal Santo) e da pareti affrescate nel 1667, con episodi storici e leggendari di Padova, dal Bolognese Pier Antonio Torri.

La loggia fu edificata per accogliervi il Maggior Consiglio dopo che, in seguito all’incendio del salone del 1420, quella magistratura cittadina aveva trovato sede provvisoria in altro edificio della piazza; fu sede del Corpo di Guardia durante la dominazione austriaca, da cui l’attuale denominazione.
Progettato da Annibale Maggi nel 1496, continuato da G.M. Falconetto nel 1530 e completato nel 1553, fu affrescato all’interno con storie di Padova da Pietro Antonio Torri nel 1667.
I lavori, iniziati nel 1496, procedettero in modo piuttosto lento e furono interrotti da lunghe pause, come quella tra il 1509 e il 1516, dovuta alla guerra di Cambrai. Dopo la morte del Maggi nel 1504, i lavori furono ripresi dal ferrarese Biagio del Bigoio; il completamento è del 1533. Risulta dai documenti che nel 1530 ne assunse la direzione Giovanni Maria Falconetto, che, nella stessa piazza, costruì l’Arco dell’Orologio. Nel 1882 la Loggia fu restaurata da Gabriele Benvenisti.
E’ ritenuta un capolavoro dell’architettura locale del periodo di transizione fra il 1400 e il 1500: si notino l’armonia delle proporzioni e la cura dei dettagli nella decorazione dei piedistalli e dei capitelli, nonché nell’applicazione di marmi policromi inseriti nei tondi e losanghe secondo il gusto lombardesco. L’apparato decorativo dei capitelli, degli zoccoli cilindrici delle colonne e dei pilastri, è opera di intaglio di Giovanni Minello de Bardi (primi del 1500)

Facciata: mediante un’alta gradinata si accede ad un alto porticato composto di due arcate sul fianco e di sette sulla facciata che. Il piano superiore, è caratterizzato da un alto parapetto marcato da cornice; da una trifora al centro, due bifore ai lati, nonché dalla suddivisione della facciata in tre scomparti mediante lesene.
Si osservino incomprensibili mancanze: le bifore del piano superiore non cadono sull’asse delle arcate della loggia e lesene del piano superiore non corrispondono alla larghezza di quelle del piano inferiore.
Interno: sotto la loggia, coperta di soffitto a travature e ornata di svecchiature marmoree e di stemmi cinquecenteschi, si apre a sinistra la porta che dà accesso allo scalone, il quale è interrotto da un pianerottolo, che immetteva nella scala di servizio comunicante con le adiacenze. Salendo si accede alla grande sala. Il soffitto a lacunari è opera di Giovanni Paolo da Venezia e di Girolamo dal Santo; gli affreschi lungo le pareti longitudinali, eseguiti dal Bolognese Pier Antonio Torri, risalgono al 1667: essi rappresentano episodi storici e leggendari di Padova, tra cui la fondazione della città ad opera di Antenore, la vittoria riportata dai Padovani contro la flotta dello Spartano Cleonimo, il suicidio di Trasea Peto: riquadri distinti da colossali telamoni in monocromato e da finte nicchie con statue pure a chiaroscuro di personaggi padovani dell’antichità. La tela della parete orientale raffigurante Padova tra la giustizia e la sapienza è opera di incerto autore del 1700, forse Giulio Girello.

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