Basilica del Carmine


D'impianto trecentesco, ricostruita in forme rinascimentali da Lorenzo da Bologna, la Basilica del Carmine fu terminata nel Settecento.


Piazza Petrarca, 1
Tel. 049.8760422
Orari: Basilica 8-12 e 16.30-19.30; estivo: 8-12.30 e 16-19.30; per visitare la scoletta e altri ambienti interni recarsi o telefonare in sacrestia e chiedere al parroco

 

D’impianto trecentesco, ricostruita in forme rinascimentali da Lorenzo da Bologna, la Basilica del Carmine fu terminata nel Settecento. La facciata disegnata da G. Gloria (1737) è dotata di un portale timpanato, ornato dalle statue di due Sante e della Madonna, opere di G. Bonazza. L’interno è maestoso, scandito alle pareti dai sei cappelle. Di rilievo la tela con la Madonna di S. Dall’Arzere, presso il presbiterio.
L’adiacente Scoletta, edificata nel XIV secolo e sede dell’omonima confraternita, conserva splendidi affreschi cinquecenteschi, rappresentanti storie di Cristo e di Maria, opere di Giulio e Domenico Campagnola, Girolamo dal Santo, Stefano dall’Arzere.


LA BASILICA
Vicende: nel 1212, fu edificata la prima chiesa, dedicata alla Purificazione di Maria, assieme ad un convento di monache benedettine; trasferite alla fine del secolo.
Il convento fu ricostruito dai frati carmelitani prima del carmine 1295 e la ricostruzione della chiesa ebbe inizio nel 1335. Sorse anche un’importante scuola teologica nella quale venivano a laurearsi frati di alri paesi: la prima notizia di essa
risale al 1381. La nuova chiesa dedicata a Santa Maria del Carmine fu consacrata nel 1446.

Nel 1491, a causa di una forte nevicata cedette la copertura lignea, e la chiesa fu distrutta: si salvò solo l’abside poligonale. Della sua ricostruzione, iniziata nel 1494 si occuparono il lapicida Francesco Donato e a Zuan de Riccardo “muraro”, sostituiti l’anno successivo da Pietro Antonio degli Abati (al quale si deve la cupola), da Lorenzo Da Bologna e da Maestro Bertolino ai quali si attribuiscono gli arconi laterali. Nel 1503 subentrò ai due il maestro muraro Biagio da Ferrara figlio di Bonaventura Bigoio, progettista della Loggia del Consiglio.
La miracolosa cessazione della peste nel 1576 suscitò nei padovani il culto della Madonna del Carmine e qui fu trasferita una sua immagine.
Nel 1696 a causa di un terremoto crollò la volta cinquecentesca e nel 1800 bruciò la cupola eseguita da Pietro Antonio. Nel 1810 il convento e la Chiesa venivano soppressi e divennero di proprietà demaniale; ma nello stesso anno il Vescovo Dondi Dall’Orologio e il Conte Maldura, capo fabricere di S. Giacomo, ottenevano il trasferimento della parrocchia da San Giacomo ai Carmini. Nel 1830 fu riparato il danno subito dalla cupola, ricostruita in seguito più volte a causa di danni procurati da eventi naturali, fino al rifacimento in rame della calotta esterna nel 1931-32. La scuola e il chiostro furono danneggiati durante la seconda guerr a mondiale.
Facciata: si presenta oggi incompleta poiché l’opera di Giovanni Gloria si arrestò all’alto zoccolo e al portale di ingresso (1737). Tommaso Bonazza, nel 1736, con l’aiuto del fratello Michelangelo, vi eseguì le statue della Madonna e di Due sante entro le nicchie sopra il timpano del portale.
La porta in legno è opera di intaglio del 1412.
Interno: grazie agli arconi dei muri laterali della navata, la chiesa assume una solenne grandiosità. La chiesa è ad una sola navata, coperta da una falsa volta a lunette, rifacimento settecentesco di quella eseguita da Lorenzo da Bologna e da Bartolino.
Le pareti laterali sono scandite ciascuna da sei cappelle con catino; sulle pareti al di sopra di ciascuna cappella, sono collocate sei tele per lato. All’interno di alcune cappelle sono collocati stemmi di importanti famiglie nobili padovane.
piantabasilicarmine

Tra le opere di maggior interesse si segnalano
* Acquasantiere all’ingresso (1) le statuine di S. Alberto e dell’Immacolata Concezione, opere di Giovanni Bonazza:
* Arconi del coro: (12, 16) presso i parapetti serie di tele di G.B. Bissoni (XVII sec.):
Parete sinistra: Traslazione dell’immagine della Madonna di dietro Corte: i Padovani si recano in processione a venerare l’immagine della Vergine; Maria appare al Capitano di Padova; Traslazione dell’immagine della Vergine (firmata e datata 1613);
Parete destra: Traslazione della Vergine di casa Salvazzi: La Madonna del Carmine portata trionfalmente in chiesa: Maria appare al padre Felice Zuccoli, il popolo venera l’immagine di Maria del Carmine.
* Presso l’altare maggiore: (14) l’immagine della Madonna, noto affresco di Stefano dall’Arzere qui trasferito nel 1576
* Presso la Prima Cappella in fondo a destra: (19) Pala con Cristo e la madre degli Zebedei, opera notevole di Alessandro Varotari detto il Padovanino (XVII secolo).
* Sacrestia: (26) grande tela con S. Simone Stock che riceve dalla Beata Vergine lo scapolare, opera del pittore padovano G. B. Bissoni (1619)
In una nicchia della parete sud (a destra rispetto all’entrata) una scultura a tutto tondo raffigurante S. Giacomo, proveniente dall’antico omonimo ospedale; di ignoto scultore del XV sec.
* Chiostro del Capitolo (27): la costruzione risale alla fine del 1300, ma con l’aggiunta di una loggia posteriore sul lato occidentale alla fine del sec. XV: si ammiri l’elegante chiudenda tardogotica eseguita dallo scultore Antonio di Cristoforo.
* Vano del Campanile (28): cappella della metà del Trecento, che assieme alla corrispondente sul lato occidentale dell’abside costituisce con quest’ultima l’unica parte rimasta della Chiesa trecentesca. Entrambe le cappelle sono chiuse da un’alta volta a crociera con costoloni legati in chiave da formelle, in cui sono raffigurati i Santi Giovanni Battista ed Evangelista.
Le cappelle sono decorate con affreschi seicenteschi: quelli della seconda, furono fatti eseguire da Vincenzo e Vittoria Gesia, s ubito dopo la canonizzazione della Santa Fiorentina Maria dei Pazzi (1669). L’autore sembra sia stato un Baschetto di Pietro, veronese, che dipinse la Santa in Gloria sulla parete sud della cappella e quelli della volta con la raffigurazione della schiavitù del peccato, la ubertà della grazia, la stoltezza, la vigilanza. Qui si trovava l’altare ora collocato nella quinta cappella di sinistra della chiesa.

 

Opere in dettaglio:
1. Ingresso: due acquasantiere in marmo rosso di Verona con le statuine di S. Alberto e dell’Immacolata Concezione, opere di Giovanni Bonazza: si noti lo stemma della famiglia Giustiniani che le commissionò.
2. Presso la porta principale: sopra sta la statua di Babone Naldo, fiorentino, generale dei veneziani morto combattendo nel 1544 e le cui imprese sono ricordate dalla lapide sottostante. Ai lati della porta, due banchi intagliati in noce del sec. XVII.
3. Prima cappella: altare settecentesco; pala raffigurante S. Agostino che risana un bimbo, scuola del Padovanino del sec. XVII. Il catino: Assunzione della Vergine, opera di pittore settecentesco.
a. Tela di G. B. Pellizzari (1659): San Bertoldo ha la visione profetica dei saccheggi e delle stragi operate dai turchi del Saladino.
4. Seconda cappella: altare barocco in marmo verde con insignificante statua di S. Antonio. Il catino: pitture ad olio di modesta levatura. Ai lati interni della cappella: stemmi della nobile famiglia dei Lazara.
b. Tela di Pellizzari (1659) : Il miracolo del patriarca Cirillo.
5. Terza cappella: altare con colonne in marmo nero venato del 1681, opera di Vicenzo Giesia, comandante della scuola di Artiglieria Veneziana di Padova e dedicato a San Pietro di Alcantara. Pala raffigurante Cristo che incorona di Spine Santa Maria Maddalena dei Pazzi, opera del 1671 di Giulio Girello, allievo di Luca Ferrari.
c. Tela di Ignoto pittore (metà sec. XVII): Elia rapito in cielo che getta il proprio manto ad Eliseo.
6. Quarta cappella: detta della croce, è un bel complesso architettonico cinquecentesco opera di Bartolomeo dei Dindini, architetto Padovano, 1562-63. La parte scultorea è costituita da due Marie in terracotta dipinta, poste nelle nicchie ai lati della Croce e da due rilievi con la salita di Cristo al Calvario e la sepoltura, opere di Marcantonio de’ Sordi. Nel frontone e nel paliotto dell’altare lo stemma della famiglia Montoni. Da notare il paliotto a tarsia di marmi policromi.
d. Tela di Ignoto pittore (XVII sec): Elia che svegliato da un angelo si salva dalla persecuzione di Jezabele.
7. Quinta cappella: dedicata alla Madonna dei Carmini. Altare del sec. XVIII con colonne in marmo africano, che contiene l’immagine della Vergine in marmo policromo con ricco trono di legno intagliato e dorato del secolo XVII. Ai lati due stemmi della famiglia Conti.
e. Tela do Onofrio Gabrielli da Messina: Il fuoco sceso dal cielo consuma l’olocausto di Elia.
8. Sesta cappella: statua del Sacro Cuore su un altare settecentesco con colonne di breccia; architettura di Giovanni Gloria, che la eseguì tra il 1739 e il 1741. L’altare fu qui trasportato dalla seconda cappella dove fu trasferito quello della famiglia de Lazara, che qui si trovava con il polittico dello Squarcione, ora al museo civico.
f. Tela di G. Specchietti (1645) : Predicazione di S. Angelo Carmelitano e suo incontro con i Santi Francesco e Domenico.
9. Nicchia ricavata nel pilastro di sostegno della cupola: statua di San Giovanni Battista in pietra tenera, opera di Luigi Strazzabosco; nelle due nicchie minori ai lati due angeli dipinti da Fulvio Pendini.
10. Fonte battesimale in marmo rosso di Verona proveniente dalla Chiesa di san Giacomo. Sopra di esso è l’elegante urna funeraria di Matteo Reina burgense, valoroso capitano della Serenissima, posta dalla moglie Alba nel 1543, come risulta dall’iscrizione.
11. Cupola, pennacchi e sottarchi decorati nel 1933-1934 dal pittore bolzanino Antonio Fasaal; rappresenta L’incoronazione di Maria.
12. Arcone di sinistra: sottarchi decorati nel 1933-1934 dal pittore bolzanino Antonio Fasaal; rappresentano episodi de L’incoronazione di Maria.
Sul parapetto tre tele con fatti relativi alla Traslazione dell’immagine della Madonna di dietro Corte: i Padovani si recano in processione a venerare l’immagine della Vergine (G.B. Bissoni?); Maria appare al Capitano di Padova (Bissoni?); Traslazione dell’immagine della Vergine (recala firma di Bissoni, 1613)
13. Parete presbiterio: sulla parete la lapide ad Anselmo Anselmi nobile cavaliere Padovano del XVII secolo.
14. L’altare maggiore soppresso alla fine del settecento doveva essere sostituito doveva essere sostituito da un altro progettato da Ottone Calderai, ma fu eseguito su disegno di G. B. Salucci e in parte modificato da Antonio Noale, che ne diresse i lavori dal 1813 in poi.
L’immagine della Madonna, il noto affresco di Stefano dall’Arzere qui trasferito nel 1576, è fiancheggiata da due angeli dello scultore padovano Rinaldo Rinaldi (XIX).
L’attico è decorato con angeli in altorilievo, opera di G. Ferrari (XIX).
Nel paliotto di marmo di Carrara L’ultima cena, bassorilievo della fine del seicento proveniente dalla demolita chiesa di San Girolamo o degli Scalzi, soppressa nel 1806.
Nelle due nicchie, ai lati dell’altare le belle statue di San Marco e San Prosdocimo di ignoto artista del sec. XVIII.
15. Parete destra presbiterio: una lapide con una lunga iscrizione riferentesi alla traslazione della Madonna cu i Padovani dovevano la salvezza dalla pestilenza. Segue la lapide relativa alla consacrazione della chiesa.
16. Arcone a destra: cantoria simile a quella di fronte, sempre con episodi relativi all‘Incoronazione di Maria di Fasaal (1933-1934)
Sul parapetto tre tele di G. B. Bissoni con altri episodi della Traslazione della Vergine di casa Salvazzi: La Madonna del Carmine portata trionfalmente in chiesa: Maria appare al padre Felice Zuccoli, il popolo venera l’immagine di Maria del Carmine.
17. Dopo la porta verso la sacrestia: bel bancone settecentesco in noce intagliato.
18. Addossato al pilastro destro di sostegno della cupola: di fronte al sepolcro del Reina sta il monumento funerario di Tiberio Decani, patrizio udinese ambasciatore veneziano presso il papa e l’imperatore, celeberrimo professore i diritto presso lo Studio padovano, morto nel 1582. Il monumento è arricchito da sculture dal tipico gusto manierista veneto di derivazione sansoviniana e dovute alla mano di Francesco Segala. Sopra il sarcofago due statue raffiguranti il diritto e la giustizia; più in alto busto del decani firmato con le sigle dell’autore, nei pennacchi due vittorie e nel timpano lo stemma dei Deciani fiancheggiato da due putti.
19. Prima Cappella: un tempo cappella di S. Angelo, gentilizia dei Vigodarzere; altare barocco con colonne di marmo nero venato. Su questo sta la pala con Cristo e la madre degli Zebedei, opera notevole di Alessandro Varotari detto il Padovanino (XVII secolo).
a. Tela di ignoto pittore (firmata L.F. 1643): Un miracolo della vergine madre del beato Franco Lippi carmelitano.
20. Seconda cappella: altare seicentesco con colonne di macchiavecchia si conservano le ossa di S. Libera, destra vi è lo stemma della famiglia Anselmi signora di Cardano.
b. Tela di Francesco Ruschi (XVII sec.): Visione della madre del Beato Franco Lippi Carmelitano.
* pulpito in noce disegnato da Giovanni Gloria nel 1736.
21. Terza cappella: sta un altare cinquecentesco fatto costruire dal nobile Pietro Conti nel 1539 ad opera dei Maestri Bartolomeo Cavazza per la parte architettonica e Agostino Zoppo per le statue raffiguranti Sant’ Antonio, San Sebastiano e San Giobbe. La cappella un tempo apparteneva alla famiglia dei Piombolo, restano due stemmi e fresco e uno in rilievo con drago rampante.
c. Tela di G. B. Pellizzari (XVII sec): Il beato Teodorico Alemanno che libera un’indemoniata.
22. Quarta cappella: altare barocco in marmo di Carrara dedicato a Santa Teresa; pala opera modesta di Pellizzari. Le statue ai lati raffigurano Elia ed Eliseo, e sono opera notevole di Tommaso Bonazza.
d. Tela vicina a Pietro Vecchia (XVII sec): Predica di San Pier Tommaso per la Crociata contro i Turchi.
23. Quinta cappella: dedicata alla Madonna dalla Fraglia dei Mugnai, reca un altare del secolo XVII nel quale è da rilevare un paliotto a tarsie marmoree: al centro la Madonna col Putto e l’iscrizione dedicatoria della Fraglia. Ai lati compatroni della Fraglia S. Rocco e San Sebastiano, e nei pannelli estremi a sinistra i molini di città e del ponte a destra i mulini di campagna.
e. Tela di Ignoto pittore (Metà sec. XVII): Predicazione del Battista nel quale rivive lo spirito e la virtù di Elia.
24. Sesta cappella: era dedicata alla S. Trinità, poi alle anime del Purgatorio e dei Morti. Una cascata di Angeli e nubi in marmo bianco contornano la cornice di Marmo nero nella quale è inserita la Pala di S. Orsola, scarsa opera ottocentesca. Notevoli le sculture a tutto tondo raffiguranti S. Girolamo e S. M. Maddalena di autore settecentesco diverso da quello che scolpì gli angeli e le decorazioni scultoree delle pareti nelle quali sono inseriti due busti in bronzo, uno di Ludovico Justachini, professore di diritto, l’altro a destra Giovanni Justachini
f. Tela di pittore ignoto (sec. XVII): I corosomaniani trucidano i carmelitani in Palestina.
25. Parete di ingresso: due grandi tele: a sinistra Papa Onorio IV conferma la regola dell’ordine già approvata da Onorio III dietro comando espresso di Maria Vergine (opera forse attribuita a Dario Varotari, seconda metà del XVI sec.); a destra Annunciazione (opera di Dario Varotari metà XVI)
26. Sacrestia: Ampio vano a pianta quadrata absidato sul lato nord (sinistra). Sulla parete orientale (si fronte rispetto alla porta) grande tela con S. Simone Stock che riceve dalla Beata Vergine lo scapolare, opera del pittore padovano G. B. Bissoni (1619)
In una nicchia della parete sud (a destra rispetto all’entrata) una scultura a tutto tondo raffigurante S. Giacomo, proveniente dall’antico omonimo ospedale; di ignoto scultore del XV sec. Altre tele sono collocate in un vano attiguo e nell’ufficio parrocchiale.
27. Chiostro del Capitolo: la costruzione risale alla fine del 1300, ma con l’aggiunta di una loggia posteriore sul lato occidentale alla fine del sec. XV: ammiri l’elegante chiudenda tardogotica eseguita dallo scultore Antonio di Cristoforo. Lungo le pareti alcune lapidi ricordano importanti personaggi dell’ateneo patavino.
28. Vano del Campanile: cappella della metà del Trecento, che assieme alla corrispondente sul lato occidentale dell’abside costituisce con quest’ultima l’unica parte rimasta della Chiesa trecentesca. Entrambe le cappelle sono chiuse da un’alta volta a crociera con costoloni legati in chiave da formelle, in cui sono raffigurati i Santi Giovanni Battista ed Evangelista.
Le cappelle sono decorate con affreschi seicenteschi: quelli della seconda, furono fatti eseguire da Vincenzo e Vittoria Gesia, subito dopo la canonizzazione della Santa Fiorentina Maria dei Pazzi (1669). L’autore sembra sia stato un Baschetto di Pietro, veronese, che dipinse la Santa in Gloria sulla parete sud della cappella e quelli della volta con la raffigurazione della schiavitù del peccato, la ubertà della grazia, la stoltezza, la vigilanza. Qui si trovava l’altare ora collocato nella quinta cappella di sinistra della chiesa.

SCOLETTA DEL CARMINE (29):
La scoletta (29) del Carmine fu fatta costruire nel 1335 da Guglielmo del sale per la Fraglia di Santa Maria del Carmine.
Il vestibolo (30) piuttosto malmesso, presenta ancora tracce dell’Adorazione dei Pastori di Domenico Campagnola.
Le pareti sono affrescate con i fatti della storia di Maria dal suo concepimento al trionfale salire al cielo. La narrazione inizia dietro l’altare a sinistra e si svolge in sedici riquadri concludendosi dietro l’altare a destra. Gli artisti che vi lavorarono erano grandi nomi della Padova del Cinquecento: Girolamo dal Santo, Domenico Campagnola, Giulivo Campagnola, Stefano D all’Arzere.

La decorazione iniziò prima del crollo del 1491 e subì una lunga sosta, per essere poi ripresa soltanto dopo la ricostruzione. I riquadri 5,6,7 appartengono al gruppo primitivo antecedente al crollo e sono opera di Giulio Campagnola.
Sul lato est della scoletta (parete di fondo) vi è un altare in marmo di Carrara del XVII secolo, sul quale si trova una piccola tavola con la Madonna e il Bimbo, di Girolamo dal Santo.

Riquadri:
1. Cacciata di Gioacchino dal Tempio (Girolamo Dal Santo)

2. Apparizione dell’Angelo a Gioacchino; (forse di Girolamo Dal Santo)
3. Incontro di Gioacchino con Anna (variamente attribuita a Tiziano Vecellio o a Domenico Campagnola)

4. Natività di Maria (Domenico Campagnola)
5. Presentazione di Maria al Tempio (Giulio Campagnola)
6. Visita di Maria al Tempio (Giulio Campagnola)
7. Sposalizio di Maria (Giulio Campagnola)
8. Adorazione dei Pastori (Stefano Dall’Arzere)
9. Adorazione dei Magi (Stefano Dall’Arzere)
10. Purificazione (Stefano Dall’Arzere)
11. Purificazione di Maria (Collaboratore di Girolamo dal Santo)
12. Fuga in Egitto (Girolamo dal Santo)

13. Santa Famiglia di Nazareth (Girolamo dal Santo)
14. Gesù tra i Dottori (stessa mano del 10° riquadro)
15. Pentecoste (Girolamo dal Santo)
16. Assunzione di Maria (Girolamo dal Santo)

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