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Padova città murata

Padova città murata


Patavium era una delle città più importanti dell’Impero; di quest’epoca rimangono però pochi resti: l’arena, alcuni ponti, e scavi recenti hanno fatto riemergere l’antico lastricato romano (via Altinate).


Padova è una città murata fin dall’epoca romana.

Patavium era una delle città più importanti dell’Impero; di quest’epoca rimangono però pochi resti: l’arena, alcuni ponti, e scavi recenti hanno fatto riemergere l’antico lastricato romano (via Altinate).
Della fortificazione muraria romana, però, non rimane nulla. Secondo lo storico Andrea Gloria essa andava dalla Specola fino a Ponte San Giovanni, Ponte dei Tadi, Ponte Molino, Porte Contarine, chiesa di Santa Sofia, Porta Pontecorvo, Ponte del Businello, chiesa di San Daniele, chiesa del Torresino.

La cinta muraria medievale era invece più stretta. Essa cingeva la parte più antica della città rinforzando l’anello d’acqua, difesa naturale fin dall’epoca romana.
Le mura, alte circa 50 cubiti, si sviluppavano per un miglio ed erano scandite da 19 porte, di cui 4 principali: Porta Molino a nord, Porta San Giovanni delle Navi ad ovest, Porta delle Torricelle a Sud e Porta Altinate ad est (di queste rimangono solo Porta Altinate e Porta Molino); e le rimanenti 15 secondarie: S.Leonardo, S.Pietro, dei Tadi, S.Tommaso, del Castello, S.Maria in Vanzo, dei Conti, S.Egidio, S.Giuliano, S.Stefano, del Falaroto, di Braido, S.Matteo, dei Contarini.

Nel corso del XIV secolo i Carraresi intrapresero la sistemazione delle mura, realizzando una nuova cerchia esterna con 3 nuove porte: Businello, del Prà e Santa Sofia. A completare la fortificazione medievale e poi carrarese vi era il castello, la cui torre, la Torlonga, è ora sede dell’osservatorio astronomico ed è ben nota come la Specola.
Nella veduta di Padova nella Cappella del Beato Luca Belludi al Santo, Giusto de’ Menabuoi ha dipinto soltanto 8 porte sovrastate da torri; le altre sono fuori dal campo visivo. Le mura del castello sono ben riconoscibili, dipinte a scacchi bianchi e rossi e caratterizzate dalle Zilie, le due torri costruite per Ezzelino da Romano tra il 1237 e il 1242 dall’architetto Zilio Milanese.
È difficile “ricostruire” la cinta muraria esterna carrarese; quest’anello murario, infatti, fu parzialmente demolito e ricostruito dai Veneziani secondo nuove tipologie nel corso del ‘500.
Gran parte del materiale carrarese è stato riutilizzato: alcuni resti sono inglobati negli edifici e si possono ancora riconoscere (Riviera Mussato).
L’assedio di Padova nel 1509 da parte dell’Imperatore Massimilano I (Lega di Cambrai) mise a dura prova la difesa muraria carrarese. Tutta la città lavorò per rinforzare le mura adattandole alla difesa contro un nuovo tipo di attacco: non più mura alte e sottili; ma basse, rinforzate da terrapieni e scandite da bastioni.
La nuova cinta muraria sarà lunga 11 chilometri e attorno ad essa verrà realizzato il guasto, cioè un’area vuota, praticamente rasa al suolo, vero campo di battaglia.
Nonostante il terribile assedio Massimiliano I non riuscì a penetrare nella città. Simbolo della resistenza dei padovani divenne “la gatta”; sembra infatti che in segno di oltraggio venisse calata una gatta dal bastione di Codalunga, noto come il Bastione della gatta.
I bastioni padovani sono sia tondi che pentagonali; questa variante è dovuta al “carattere sperimentale” di queste costruzioni; i bastioni pentagonali sono più recenti e più “efficaci”, le traiettorie dei canoni infatti potevano così colpire ogni punto intorno al bastione.
Non appena l’assedio terminò (1513) i Veneziani si preoccuparono di rafforzare la difesa della città. Furono chiamati i maggiori architetti militari del tempo: Bartolomeo d’Alviano, Sebastiano da Lugano, Michele Sanmicheli e Francesco Maria della Rovere.
Questa cinta muraria non fu mai coinvolta in nuove e così importanti operazioni belliche, ma determinò per alcuni secoli lo sviluppo urbano della città che solo dopo la caduta della Serenissima cominciò ad espandersi oltre le mura, seguendo i tracciati delle principali vie di comunicazione.
Per garantire l’entrata in città, le mura cinquecentesche furono dotate di maestose porte: Santa Croce (1517), chiamata anche Livianea in onore a Bartolomeo d’Alviano; Ognissanti o del Portello (1517), dove tra l’altro sopra le colonne sono poste alcune “balote” sparate dalle bombarde cinquecentesche; San Giovanni (1528) e Porta Savonarola (1530), progettate da Falconetto.
Su tutte le porte troneggiava il Leone con il libro aperto. Oggi, in seguito ai saccheggi napoleonici, rimane solo quello di Porta Savonarola.

Il modo migliore per “visitare” la cinta muraria è un giro in bicicletta lungo le mura, facendo attenzione al traffico!

Il Bastione Alicorno (situato vicino a Santa Croce e coperto dalla vegetazione) viene talvolta utilizzato a fini culturali; al suo interno, in uno spazio estremamente suggestivo, vengono allestiti spettacoli teatrali.
È possibile anche visitare il Bastione Alicorno, chiamando l’ufficio per l’edilizia monumentale del Comune di Padova per verificarne l’apertura (tel. 049 8205448).

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