Zero Gravity
11 Marzo 2014«Quello dell’architetto è un mestiere d’avventura in bilico tra arte e scienza. Al confine tra invenzione e memoria» così descrive il suo lavoro Renzo Piano. Nel 2006 l’architetto genovese curò l’allestimento della mostra “Zero Gravity. Franco Albini. Costruire le modernità” in occasione del centenario della nascita dell’architetto e docente milanese. Piano, quella volta, davvero si trovò a camminare sul crinale tra “invenzione e memoria” perché Franco Albini fu uno dei suoi maestri e punti di riferimento. Di quella mostra Fulvio Irace, uno dei maggiori esperti di storia e critica del progetto moderno e contemporaneo, fu il curatore scientifico e poté seguire passo passo l’evoluzione anche del progetto di allestimento.
L’incontro fa parte di un progetto più ampio sulle opere di Renzo Piano organizzato dal Corso di Laurea in Ingegneria Edile – Architettura dell’Università di Padova che vede coinvolti i docenti Edoardo Narne, Stefano Zaggia, Pasqualino Boschetto Andrea Giordano e Angelo Bertolazzi del Dipartimento di Ingegneria Civile Edile e Ambientale. Da tre anni infatti il Corso di Laurea affianca le normali attività didattiche con particolari lezioni sul campo e conferenze mirate sull’argomento. I docenti oltre a lavorare fianco a fianco con gli studenti analizzando le opere di un autore particolarmente significativo nel panorama dell’architettura mondiale, li accompagnano nelle città o nei luoghi in cui affondano le sue radici teoriche o dove sono ospitate le sue realizzazioni.
Nei precedenti anni accademici una parte consistente dell’attività didattica e di ricerca si era concentrata, rispettivamente, sulle figure e sulle opere di Louis Kahn e di Le Corbusier. Quest’anno la formula è stata confermata per Renzo Piano che gli studenti hanno potuto incontrare personalmente nella sua Fondazione a Genova lo scorso ottobre in un meeting – conversazione, ma che continuerà con due viaggi studio nel mese di aprile in Francia e in settembre a New York.
«Senza un confronto diretto con l’opera costruita, infatti, è impensabile la comprensione del valore stesso dell’architettura o di qualsiasi attività progettuale. Gli edifici, gli spazi urbani, le strutture vanno assolutamente esperiti nella loro complessità attraverso l’esperienza corporea, che va intesa non solo come percezione visiva, ma soprattutto come confronto multisensoriale tra l’individuo e l’opera stessa» dice Edoardo Narne uno dei curatori scientifici delle attività accademiche su Renzo Piano. Le attività dell’anno 2014 si articoleranno, oltre che in viaggi studio anche in conferenze volte a presentare gli aspetti più attuali dei maestri trattati e nella realizzazione in scala 1:1 di un intero padiglione espositivo per presentare alcuni lavori tra i meno conosciuti e studiati del maestro. È, quest’ultima, la vera sfida lanciata agli studenti che dovranno “abbandonare” le aule e uscire fuori dai classici schemi accademici progettando e realizzando la mostra Four rooms for Renzo Piano con gli elaborati realizzati all’interno dei corsi e dei laboratori didattici delle diverse discipline coinvolte (Disegno dell’Architettura; Progettazione architettonica e urbana; Storia dell’architettura; Urbanistica; Architettura Tecnica).