Visita al Porto di Sale

5 Gennaio 2015 By Elena Bottin

Gli Amissi del Piovego organizzano una visita didattica gratuita all’antico Porto del Sale, all’esterno del Ponte delle Grade di San Massimo-Mura veneziane del Ciqnuecento.
L’esistenza del Porto del Sale è antica. Ed il Ponte delle Grade di San Massimo – grade ovvero delle grate cioè inferiate calate in acqua per evitare i transiti notturni del contrabbando – posto sul canale San Massimo-Rocajette (più avanti riprende il nome di Bacchiglione) testimonia l’importanza del sito. Il corso d’acqua infatti ha rappresentato per diversi secoli una delle più importanti vie fluviali tra la città e la laguna di Venezia, ed il Ponte è divenuto una porta fluviale urbana, inserita nelle mura veneziane (XVI secolo).
L’antico Porto del Sale deve il suo nome per la funzione di porto “di entrata”, nei secoli scorsi, in particolare delle imbarcazioni che trasportavano il sale nel centro storico, dirette lungo il canale San Massimo-dei Gesuiti, nell’area daziaria del Porto “Pidochioso” (ora sottopasso fra gli Ospedali civili), o verso l’attiguo borgo del Portello, in epoca medioevale fin dall’epoca comunale.
Il sale, prodotto nelle saline lungo il fiume Bacchiglione e verso Chioggia e la laguna di Venezia, è sempre stato nei secoli scorsi un elemento centrale per l’alimentazione, la conservazione dei cibi, la medicina, la ritualità religiosa e superstiziosa, la raffinazione di metalli, la concia di pellami, la fissazione dei colori sui tessuti, ed altre attività.
Il Porto del Sale oltre che scalo commerciale è stato anche porto “militare” di imbarco per i Templari, diretti in Terra Santa, ubicati tra il XII e XIV secolo (d.C.) nella vicina precettoria di Santa Maria Inconia (del Tempio), ora chiesa della Immacolata, in Via Belzoni.
Il percorso lungo il canale Roncajette ha perso di importanza progressivamente nei secoli scorsi, dopo la realizzazione del vicino canale Piovego (dal 1209) e l’apertura del primo porto di Ognissanti. Definitivamente, dopo l’interramento a fine ‘800 della prosecuzione nel canale Santa Sofia (dall’Ospedale al Piovego, l’attuale Via Falloppio-fino a Porciglia), nel Novecento il Roncajette è diventato impraticabile per la navigazione. Da un lato è stato tagliato dall’intersezione più a valle con il canale San Gregorio, che sovrappassa il corso dagli anni ‘30, indotto a mezzo di botte a sifone “Kofler”. Dall’altro lato per il tombinamento quasi integrale del tratto di canale interno alle mura, il San Massimo-dei Gesuiti, eseguito nel dopoguerra per la costruzione delle cliniche e del policlinico. Oggi il corso d’acqua ha una funzione idraulica importante di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche cittadine indirizzatevi da alcuni terminali di collettori urbani.
A fine 2014 i lavoratori di “Piovego pulito”, remunerati con i voucher del Comune di Padova, hanno effettuato un intervento straordinario di pulizia e manutenzione del verde in alveo, riportando alla vista, dal Ponte di Via Cornaro lo sbocco del tombinamento del tratto di canale San Massimodei Gesuiti, eseguito negli anni ’50 a seguito della realizzazione dell’Ospedale.
La visita consentirà di osservare i danni prodotti al sistema difensivo cinquecentesco negli anni ’50 e seguenti, dalla realizzazione e sviluppo dell’Ospedale e delle Cliniche sopra la cerchia muraria veneziana, verificando altresì i livelli originari delle acque patavine nel Cinquecento e le altezze delle mura sul piano campagna, promuovendo nel contempo lo stombinamento del Canale dei Gesuiti fra Via Cornaro e il Parco Treves, e l’abbattimento delle cliniche poste sul bastione Cornaro.