Videoart Yearbook. L’annuario della videoarte italiana

26 Maggio 2014 By Elena Bottin

«Si dice» sostiene Renato Barilli in un’intervista «che l’inventore della videoarte sia stato, proprio alla metà degli Anni Sessanta, Nam June Paik. Ma, senza togliere nulla alla sua indubbia grandezza, conviene precisare che da lui sono venute le videoinstallazioni, cioè non produceva il contenuto intrinseco al video, ma lo prendeva come un “oggetto trovato” da inserire insieme a tanti altri elementi. È stato qualche anno dopo il tedesco Gerry Schum a produrre video specifici dedicati alla Land Art, ma lui stesso ha riconosciuto che sul posto girava con una cinepresa riversando poi la pellicola su nastro magnetico in studio. Si può quindi affermare che siamo stati noi, fine ’69 inizi ’70, ad andare negli studi o all’aperto per riprendere direttamente con telecamera le operazioni degli artisti, tra cui tutti quelli dell’Arte Povera, per proiettarli poi nella mostra bolognese Gennaio 70 a circuito chiuso. Naturalmente da allora il mezzo ha fatto enormi progressi, di cui lo Yearbook vuole offrire un ampio repertorio».
L’evoluzione dell’immagine in movimento e l’avanzare delle più sofisticate tecniche di manipolazione video impongono oggi una riflessione sistematica sulle modalità con cui questo complesso insieme di fattori influenza le forme espressive della sperimentazione artistica contemporanea. Il progetto Videoart Yearbook. L’annuario della videoarte italiana, unico in Italia nel suo genere, è condotto a partire dal 2006 da un gruppo di ricerca costituito da Renato Barilli, Guido Bartorelli, Alessandra Borgogelli, Paolo Granata, Silvia Grandi, Fabiola Naldi e Paola Sega.
L’intento è presentare a cadenza annuale il meglio dell’attuale produzione videoartistica nazionale, una campionatura e una ricognizione attenta nei confronti delle linee espressive prevalenti nel settore e degli autori più attivi in esso.
Renato Barilli, nato nel 1935, è professore emerito all’Università di Bologna, ha svolto una lunga carriera insegnando Fenomenologia degli stili al corso DAMS. I suoi interessi, muovendo dall’estetica, sono andati sia alla critica letteraria che alla critica d’arte. È autore di numerosi libri tra cui: Scienza della cultura e fenomenologia degli stili (1982, nuova ed. 2007), L’arte contemporanea (1984, nuova ed. 2005), La neoavanguardia italiana (1995, nuova ed. 2007), L’alba del contemporaneo (1995), Dal Boccaccio al Verga. La narrativa italiana in età moderna (2003), Maniera moderna e Manierismo (2004), Prima e dopo il 2000. La ricerca artistica 1970-2005 (2006), La narrativa europea in età moderna. Da Defoe a Tolstoj (2010), Autoritratto a stampa (2010). Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato Storia dell’arte contemporanea in Italia. Da Canova alle ultime tendenze (2007) e Arte e cultura matariale in Occidente (2011). È stato organizzatore di molte mostre sull’arte italiana dell’Ottocento e del Novecento. Collabora all’«Unità» e a «Tuttolibri», supplemento culturale della «Stampa».