Religioni e pace secondo Panikkar
19 Aprile 2013Raimon Panikkar (Barcellona 1918 – Tavertet 2010) ha lasciato in eredità un’opera immensa e complessa, accessibile interamente solo sullo sfondo della sua biografia.
La giornata di studio vede gli interventi di Enrico Riparelli, docente di interculturalità e religione all’ISSR di Padova; Giangiorgio Pasqualotto, docente di Filosofia all’Università di Padova; Giuseppe Toffanello, docente di Grandi religioni all’ISSR di Padova.
L’appassionata ricerca di nuove vie del dialogo interreligioso e interculturale hanno portato Panikkar a peregrinare incessantemente tra Occidente e Oriente, tracciando percorsi di pensiero senz’altro inediti seppur non sempre lineari. Il filosofo richiama la necessità del dialogo interculturale per porre la basi di una vera conciliazione tra i popoli.
Per Panikkar la pace non corrisponde tanto a una condizione politica o geo-strategica. Essa è una dimensione sia esteriore che interiore in relazione reciproca, soprattutto è attiva partecipazione al ritmo dell’Essere. La pace non è frutto di un’azione politica dell’uomo, di una sua conquista, ma dell’apertura a un dono: la sua natura più profonda è essere grazia, frutto dello Spirito Santo.
Se riflettere sulla pace equivale a indagare l’anima più profonda della natura e dell’uomo, se ne ricava che la pace nasce anche dalla contemplazione così come da una rivoluzione antropologica. Si rende perciò necessaria un’altra cosmovisione e una metanoia radicale dell’essere umano. Panikkar può allora concludere la sua meditazione su Pace e disarmo culturale con la sentenza: «Si vis pacem, para te ipsum».