Oscura immensità con Giulio Scarpati

10 Gennaio 2013 By Alessandra

Alessandro Gassmann sfronda i luoghi comuni: volendo parlare di un tema difficile, il perdono dell’assassino da parte dei familiari delle vittime, con un linguaggio aspro e scarno, che vada dritto al cuore e che sollevi nuovi e interessanti dubbi in materia di legalità della vendetta, si rivela straordinariamente efficace la ripresa teatrale di un fortunato testo di Massimo Carlotto, L’oscura immensità della morte. Giulio Scarpati, alias Silvano Contin e Claudio Casadio, alias Raffaele Beggiato, si confrontano a colpi di monologhi disperati, in un Nord Est freddo e cinico, insensibile al dolore del privato: Silvano, privato in maniera brutale di moglie e figlio, si mimetizza in un anonimato disperato, con l’unica compagnia delle strazianti foto delle vittime, riprese in ologramma sul tavolo dell’obitorio. Impossibile resistere alla tensione drammatica senza un groppo in gola: nemmeno la routine carceraria di Beggiato, alle prese con pasti schifosi, ore d’aria e contrattazioni interne con carcerati albanesi o guardie frustrate, riesce a cancellare l’imminenza del futuro, il cancro che porrà fine all’ergastolo. La richiesta di perdono, con sospensione della pena e concessione della grazia dopo quindici anni di reclusione, squarcia l’apparente tranquillità del limbo esistenziale che Silvano si è costruito: i suoi propositi di vendetta prorompono, gli appare davanti l’unica occasione di catturare il complice di Beggiato, da anni latitante. Giulio Scarpati dà tono a corde drammatiche che non sapeva di avere: il suo talento teatrale esplode appieno, dopo le fortunate apparizioni televisive in ’Un medico in famiglia’. Chi non lo conosceva da questo punto di vista, non può che ritenersi soddisfatto: sangue, violenza, la vittima diventa improvvisamente carnefice. Gli ologrammi che accompagnano costantemente i deliri sono straordinariamente vividi: nel ’buio’ che accompagna i due ’contendenti’, quell’oscurità della morte, il rosso ricopre ogni cosa.
Il carcerato che finalmente può gustare le delizie della città che cambia dal bordo di un taxi che sfreccia nel traffico non può fuggire in Brasile: al posto delle ballerine che lo accolgono al ritmo di samba, si accontenta dell’amore di una prostituta sfatta, capace di offrirgli affetto vero, in un riposo delicato sulla soglia del mare.
Questo dramma insegna che non c’è una vera e propria razionalizzazione del lutto, solo uno spasmodico desiderio di inseguire l’occhio per l’occhio, il dente per il dente: Casadio e Scarpati si alternano in un mix tragico che rivela una sapiente arte di coinvolgimento. Bravo Gassmann, dopo ’Roman e il suo cucciolo’, ecco un’altra prova di grande teatro.
Venerdì  11 gennaio al teatro Verdi alle ore 17.30 ci sarà un incontro con il pubblico: Scarpati, Casadio e Carlotto in un tete a tete con le domande degli interessati: un’occasione imperdibile per chi vuole confrontarsi su temi così importanti quali la pena e il perdono.