Muquifu. Finestre, Storie e Memorie in estinzione
14 Gennaio 2014Muquifu significa “luogo malfamato, piccolo, sporco, usato spesso per incontri illegali”, ma nell’accezione di questa prima mostra itinerante ne assume uno completamente diverso: diventa museo inusuale, frutto di una sfida e di una passione, creato per rovesciare stereotipi e luoghi comuni e per opporsi all’ingiustizia sociale.
Un museo che vuole valorizzare le risorse immateriali del vissuto di una grande favela di Belo Horizonte in Brasile recuperando e rilanciando storie, progetti, percorsi individuali e collettivi. In questo incrocio del mondo si intrecciano le radici del Quilombo, nome con cui si indicano i primi insediamenti degli ex-schiavi africani nati all’insegna della ritrovata libertà, ma anche le prospettive negate di un futuro che sembra appartenere solo a chi è ricco e bianco. Il fondatore e curatore del museo, Padre Mauro Luiz da Silva, che è anche parroco della favela, non vuole nascondere le contraddizioni e il degrado di una realtà che sarebbe assurdo idealizzare. Non è questo il punto. Si tratta piuttosto di far deflagrare la contraddizione di coloro che, in nome di una presunta rinascita residenziale dell’area in cui l’insediamento si trova, in pieno centro di Belo Horizonte, vogliono spazzarne via gli abitanti per non vedere più, così vicino alla città dei ricchi, quella dei poveri.
I ritratti fotografici dei volti delle janelas (finestre), ospitati al Liviano insieme a dipinti e istantanee che documentano i vari aspetti di questa storia, ci parlano dello sgomento di una prossima estinzione, di un orizzonte sottratto allo sguardo, di un’incertezza che cancella i tratti riconoscibili di una comunità. Ma il Muquifu si pone sempre sulla linea di confine fra le due diverse realtà: prova a farle dialogare, mostrando come non tutto, nella favela, sia da respingere con spavento o da allontanare con disprezzo. Come sempre accade, nel momento in cui l’astrattezza di un’idea (o di un pregiudizio) si incarna in persone, memorie e racconti nascono la curiosità e l’interesse.
Questo rappresenta il Muquifu: uno scarto, un rovesciamento di prospettiva, che guida il nostro sguardo dal centro alla periferia, negli interstizi di una storia inusuale, fatta di oggetti senza pregio che si fanno collezione, di finestre senza infissi popolate di storie, di tamburi e danze che evocano un passato ancestrale.
La vernice sarà occasione di un incontro con i curatori della mostra. Interverranno Giuliana Tomasella, docente dell’Università di Padova, e Padre Mauro Luiz da Silva, fondatore e curatore del museo, il cui progetto è nato come tesi in Museologia della laurea triennale in Storia e Tutela dei Beni Culturali presso l’Ateneo patavino.
La mostra, con ingresso gratuito, resterà aperta fino al 28 febbraio e sarà visitabile negli orari di apertura di Palazzo Liviano, dalle 9.00 alle 17.00.