L’ultimo Sonderkommando italiano

13 Dicembre 2013 By Elena Bottin

Enrico Vanzini sarà ricevuto dal sindaco Giuliano Martini e da Marco Calaon presidente dell’associazione “Da Vadum a Curtis” che assieme all’amministrazione civica ha organizzato l’evento. I sette mesi di prigionia nel lager nazista di Dachau saranno proposti dal documentario “Dachau baracca 8 numero 123343” di Roberto Brumat (60 minuti, trasmesso lo scorso gennaio da RaiStoria) e dalla testimonianza diretta del novantunenne che nel 1944 “festeggiò” i suoi 22 anni tra bastonate e fame. Enrico Vanzini, che oggi vive vicino a Cittadella, per 60 anni ha taciuto anche a moglie e figli i patimenti subiti, le morti a cui ha assistito, i suoi 50 kg persi in 7 mesi e il terribile lavoro che le SS lo obbligarono a svolgere per due settimane: gettare i corpi dei suoi compagni nei forni crematori. Troppo dolore rivivere quei momenti, troppo disinteresse per i sopravvissuti da parte della società italiana, troppo forti gli incubi che l’hanno accompagnato per gran parte della sua vita; fino alla decisione di liberarsi di quel peso. Da cinque anni Enrico va nelle scuole a raccontare ai ragazzi la sua esperienza, perché i ragazzi si rendano conto di quanto vicino possa essere l’abisso: queste atrocità sono capitate a 500 km da Padova, compiute da europei come noi, spesso giovanissimi. Dai suoi lucidi ricordi è nato in ottobre il libro “L’ultimo Sonderkommando italiano” edito da Rizzoli, in cui il giornalista Roberto Brumat ha raccolto questa cruda testimonianza e che sarà presentato nell’incontro di Vo’ dall’autore e regista del documentario. Nell’esperienza di Enrico Vanzini non mancano i riferimenti al trattamento speciale riservato agli ebrei: lui stesso fu mandato nella camera a gas a prelevare i corpi di sessanta di loro per introdurli, dopo averli spogliati, nel più piccolo dei quattro forni, quello che andava usato solo per gli ebrei.