La speranza di un popolo: un ebreo e un cristiano si incontrano

10 Marzo 2015 By Valentina

«Se è vero che è importante approfondire la riflessione teologica attraverso il dialogo», ha affermato papa Francesco alla delegazione della Comunità ebraica di Roma l’11 ottobre 2013, «è anche vero che esiste un dialogo vitale, quello dell’esperienza quotidiana. Anzi, senza questo, senza una vera e concreta cultura dell’incontro, che porta a relazioni autentiche, a poco servirebbe l’impegno in campo intellettuale. Anche qui, il Popolo di Dio ha un proprio fiuto e intuisce il sentiero che Dio gli chiede di percorrere».

Proprio dal desiderio di perseguire questo scambio fraterno di esperienze, prima che tra visioni del mondo, nasce l’incontro “La speranza di un popolo: un ebreo e un cristiano si incontrano” che si terrà nell’Oratorio del Redentore.
Interverranno il rabbino Mark Moshe Goldfeder, professore di diritto ebraico, Università di Emory, Georgia, USA, padre Mario Cucca ofm cap, professore di Esegesi dell’Antico Testamento, Pontificia Università Gregoriana.
Introdurrà l’incontro Andrea Pin, professore di diritto pubblico comparato, Università di Padova.

I due relatori si confronteranno a partire da alcuni temi chiave: speranza, promessa di Dio ed esperienza di essere popolo.
C’è bisogno più che mai di un simile dialogo oggi. «Ora inizia la verifica per l’Europa. Spazio di libertà vuol dire spazio per dirsi, ognuno o insieme, davanti a tutti. Ciascuno metta a disposizione di tutti la sua visione e il suo modo di vivere», ha scritto Julián Carrón sul Corriere della Sera del 13 febbraio scorso. «Questa condivisione ci farà incontrare a partire dall’esperienza reale di ciascuno e non da stereotipi ideologici che rendono impossibile il dialogo. Come ha detto papa Francesco, “al principio del dialogo c’è l’incontro. Da esso si genera la prima conoscenza dell’altro. Se, infatti, si parte dal presupposto della comune appartenenza alla natura umana, si possono superare pregiudizi e falsità e si può iniziare a comprendere l’altro secondo una prospettiva nuova”».
Uno dei testi da cui prenderà spunto la conversazione sarà Il senso religioso di don Luigi Giussani. Ecco le impressioni di Rabbi Mark Goldfeder su quest’opera: «Il libro di Giussani Il senso religioso mi ha ricordato molto un saggio di Rabbi Soloveitchik, in cui egli descrive la saggezza che ha appreso da sua madre: “Da lei imparai la cosa più importante della vita – avvertire la presenza dell’Onnipotente e la gentile pressione della Sua mano sulle mie fragili spalle”. Se mi si chiedesse perché sono credente, direi che lo sono in parte per storia familiare, in parte per ragioni teologiche, ma soprattutto perché in particolari momenti della mia vita ho avvertito, e sono ancora in grado di avvertire, Dio. Sono stato particolarmente colpito dal Capitolo 10, nel quale egli descrive l’esperienza di essere alla dipendenza e alla presenza di Dio, e commosso dall’esempio di quell’essere appena nato, che ha richiamato alla mia mente uno dei miei insegnamenti kabbalistici favoriti. Un bambino avverte ancora quel senso di dipendenza e affidamento sconfinato. Questo, per me, è l’insegnamento centrale del volume: il primato dell’esperienza elementare, l’immediato e originale impatto con la realtà, privato del bisogno esasperato di razionalizzare qualunque cosa. Sono grato perché il libro ha riportato alla mia memoria tutto questo».