La relazione tra padri, madri e figlie nella narrativa italiana contemporanea
4 Aprile 2013«Per anni ho lottato con te: le tue categorie, le tue teorie, la tua volontà, la crudeltà che mi giungeva inestricabile dal tuo amore. Per anni ogni discussione immaginaria l’ho fatta con te». Le parole di Adrienne Rich, poetessa americana scomparsa nel 2012, riassumono perfettamente il difficile rapporto tra padri e figlie.
Molte scrittrici contemporanee hanno messo nero su bianco questa tormentata e a volte dolorosa relazione capace anche di rendere impossibile il realizzarsi della vita stessa.
La radice antica del legame padre-figlia affonda nell’impostazione patriarcale della famiglia. È un’egemonia culturale di prevaricazione del maschile sul femminile stratificata nei secoli che si perpetua, ora come allora, anche quando le figlie diventano mogli e poi genitrici. Squarciando questo velo antropologico nascono le pagine più belle e amare di Grazia Deledda e Dacia Maraini sull’amore viscerale delle madri verso i figli o quelle di Elsa Morante sul peso di un passato a cui non si sfugge mai.