La mela di Cézanne e l’accendino di Hitchcock

1 Dicembre 2014 By Elena Bottin

Normalmente i libri di cinema si concentrano su registi, attori, generi, strutture narrative, aspetti tecnici, economici e sociologici. Le storie generali, poi, cercano di trattare tutti questi argomenti insieme. Il saggio di Antonio Costa, invece, parla di cose, cose che vediamo nei film. E se, come osservava Godard, può capitare di dimenticare qualche particolare della trama di un’opera di Hitchcock, certi oggetti non possono che rimanere immancabilmente impressi nella memoria. Come la finestra di Porto delle nebbie, la pistola rossa a pois di Dillinger è morto, il bicchiere di latte de II sospetto, gli occhiali di Nicole Kidman in Eyes Wide Shut, il barattolo di Nutella di Bianca di Nanni Moretti, le biciclette di Jacques Tati. Questo volume, con un approccio originale e autorevole – e un ricco corredo iconografico -, si occupa, per la prima volta, di tutto ciò che arreda il mondo in cui si svolgono le storie. E se ne occupa da vari punti di vista: narrativo, plastico e simbolico, tra design, moda, arti visive e semiotica.