Incontro con Vittorio Storaro

14 Gennaio 2014 By Elena Bottin

Vittorio Storaro, in una intervista del 2009, raccontava di come, con il suo mestiere, avesse realizzato il sogno di suo padre, proiezionista di professione, e cioè quello di “far parte” di ciò che materializzava sullo schermo. Del resto, non solo per i suoi tre Oscar, Storaro ha fatto molto più che realizzare quel sogno: le sue immagini, grazie a una finissima sedimentazione culturale, diventano foto-grafie, come lo stesso Storaro ama definirle, cioè luce e scrittura. E questo suo comporre partiture all’interno del più complesso spartito del film è il modo di eseguire la sua solitaria, e perfetta, sinfonia di luci e ombre. Ma come vede il cinema un fotografo?
L’occasione viene dal libro “L’arte della cinematografia” (Ed. Skira 2012) curato dallo stesso Storaro in cui si “sottolinea la fondamentale importanza dell’autore della fotografia cinematografica nella storia del cinema a livello mondiale. Una grande opera figurativa che per la prima volta propone una rilettura della Settima Arte attraverso gli occhi dei più importanti autori della fotografia cinematografica e una visione originale dei grandi capolavori del cinema di tutti i tempi. Una vera e propria carrellata, quasi un catalogo ragionato, che partendo dal 1910 arriva ai giorni nostri disegnando oltre centocinquanta profili di Cinematographers in un secolo di cinema”.