Cittadini e potere nella Costituzione Italiana

10 Maggio 2013 By Elena Bottin

Lorenza Carlassare nei suoi scritti ammonisce che la Costituzione altro non fa che dare principi, disegnare scenari futuri e, soprattutto, è fatta per durare. Partendo da questa ottica mette in guardia tutti noi da chi intende modificarla. Anzi, suggerisce di controllare l’operato di chi esercita il potere proprio perché sono le costituzioni ad arginare il potere, essendo nate solo nell’interesse dei cittadini. La conferma storica di questa speciale “anima” della nostra Carta è l’accordo, in fase di impostazione dei lavori della Costituente, tra Dossetti e Togliatti sul rapporto tra Stato e persona. Dossetti parlerà di “precedenza sostanziale della persona umana rispetto allo Stato e la destinazione di quello a servizio di quella”.
Non è poco, perché significa che non esistono paternalistiche “concessioni” ai cittadini da parte di nessuno, Stato meno che mai. Ed è la stessa Carlassare che in uno dei suoi scritti sostiene la tesi secondo la quale «tutti i meccanismi di controllo democratico, partecipazione, ricambio politico, garanzia (anche, ma non solo giurisdizionale) forniti dalla storia debbono essere utilizzati, nessuno escluso. (…) nessun risultato si consegue senza la vigilanza del popolo; il popolo sovrano e pur tanto assente, la cui attiva partecipazione ha per condizione essenziale un’educazione adeguata a creare in esso la coscienza di essere il titolare del potere al cui servizio sta l’apparato statale».
L’appuntamento fa parte degli incontri programmati nel ciclo de “La Schola del Bo. La ricerca e l’esperienza culturale a disposizione della città”, progetto curato scientificamente da Saveria Chemotti, Umberto Curi e Giorgio Tinazzi che intende proporre a tutta la cittadinanza lezioni interdisciplinari, con un’ampia gamma di argomenti, per disegnare un percorso di cultura originale.