Che cosa resta del ‘68
29 Gennaio 2018L’Ufficio Progetto Giovani del Comune di Padova ospita il professor Paolo Pombeni per la presentazione in anteprima nazionale di “Che cosa resta del ’68“ (Il Mulino, 2018). Il saggio è un bilancio di quegli anni che si sofferma su una transizione di civiltà di dimensioni epocali, che si sarebbe manifestata appieno soltanto più tardi. Dialoga con l’autore il professor Marco Almagisti.
L’appuntamento rientra tra le iniziative realizzate in occasione della mostra “In Movimento. La nostra Storia dal 1960 a oggi“, dedicata alla storia del movimento studentesco e visitabile fino all’11 febbraio al primo piano del Centro.
“Che cosa resta del ‘68”
L’eredità di quanto si manifestò nel ’68 non è nelle risposte e nelle proposte che allora furono elaborate. È davvero nella ripresa di quel grido, profetico al di là di quel che allora si percepiva: questo non è che l’inizio.
Il sistema scolastico, il lavoro, la cultura capitalista, la Chiesa, il ruolo della donna, la politica: come movimento di massa il Sessantotto intercettò i problemi innescati da un mondo che stava cambiando, e con la sua forte carica contestataria mise in discussione ogni singolo ambito della vita sociale.
Se le risposte che diede furono spesso velleitarie o sbagliate, esso tuttavia registrò e accompagnò quella transizione di civiltà di dimensioni epocali che si sarebbe manifestata appieno più tardi e che oggi ci sfida prepotentemente.
Paolo Pombeni è professore emerito presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Bologna.
Con il Mulino ha pubblicato tra l’altro “Il primo De Gasperi” (2007), “La ragione e la passione. Le forme della politica nell’Europa contemporanea” (2010), “Giuseppe Dossetti” (2013) e “La questione costituzionale in Italia” (2016).