Bembo e Raffaello, un sodalizio profondo
10 Maggio 2013L’incontro con il dott. Gasparotto, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, è organizzato in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio nell’ambito della mostra sul Bembo.
Il Museo della Terza Armata, così come si presenta oggi, riesce a fatica a trasmettere la suggestione, l’eleganza, l’atmosfera ovattata, l’idea di tempio della cultura e dell’arte che questo palazzo sicuramente trasmetteva allorché qui abitava Pietro Bembo che vi conservava le sue imponenti collezioni d’arte e i magnifici libri che calamitavano a Padova gli intellettuali del suo tempo.
L’intervento che terrà il dott. Gasparotto tende a dare una dimensione all’intensità e profondità del rapporto che unì il letterato venezian-padovano al giovane Raffaello. Per dire quanto Bembo ammirasse il giovane genio urbinate, basta ricordare l’epitaffio che il letterato dettò per la tomba dell’amico artista, morto giovanissimo probabilmente per un eccesso amoroso: “Qui giace Raffaello, dal quale – finché era in vita – la natura temeva di essere vinta. E ora che è morto teme di morire anch’essa“.
Come si vede in mostra, il colto cardinale guida, passo passo, l’amico pittore nel realizzare un’opera importante come la cosiddetta “Stufetta per il Cardinale Bibbiena” in Vaticano. E’ a Raffaello che Bembo chiede di ritrarre, insieme, i due amici che ha più cari, Angelo Beazzano e Andrea Navagero, per poterli portare con sè a Roma, se non in carne o ossa, per lo meno in effige. E’ ancora il Bembo che consiglia e vigila su Raffaello nel momento in cui la Corte Papale gli commissiona i cartoni, ovvero i disegni, per gli arazzi destinati alla Cappella Sistina. E’ infine Bembo a “ufficializzare” che il Rinascimento in pittura è quello espresso da due artisti sopra ogni altro: Michelangelo e Raffaello, appunto.