Albert Camus

6 Novembre 2014 By Elena Bottin

Letture a cura dell’attrice Manuela Pascolini. A seguire aperitivo-degustazione di tipicità francesi a cura dell’Antica Trattoria del Paccagnella in collaborazione con Ascom Padova.
Come quei fuochi di torba fuori spenti ma al cui interno permane la combustione. Questa metafora, tratta da Il primo uomo, il romanzo cui stava lavorando al momento della morte, è forse quella che meglio descrive il personaggio e l’opera di Albert Camus a quasi 55 anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 4 gennaio 1960. In quel momento sembrava che le opposte ideologie che si dividevano il panorama politico e culturale potessero facilmente condannare al Limbo la sua voce ribelle, in lotta contro ingiustizia, violenza e menzogna. Al contrario, quella morte scandalosa, come l’ha definita Sartre, lo ha trasformato in un personaggio tragico, come Amleto o Edipo, uno di quegli eroi che, slegati dalla temporalità, assumono su di loro tutte le contraddizioni dell’esistenza finendo per rappresentare tutti ed ognuno. Se Camus è oggi uno degli autori in assoluto più letti, tradotti, rappresentati e studiati, se le sue immagini continuano a catturare e se le sue osservazioni lucide e sferzanti sono ancora pregne di significato è proprio perché nel cuore del suo mi rivolto dunque siamo c’è un selvaggio amore per la vita ed un irriducibile desiderio di felicità.