Machiavelli in Europa. Traduzioni, circolazione, fortuna

20 Novembre 2012 By

Astuto, spregiudicato, subdolo, senza scrupoli: in una parola, “machiavellico”. L’importanza di Niccolò Machiavelli per la cultura italiana è tale da aver originato un aggettivo entrato nel linguaggio corrente che ne simbolizza il pensiero, riassumibile con il celebre detto «il fine giustifica i mezzi». Ma le idee sulla gestione dello Stato e il rapporto tra etica e politica espresse nella sua opera cardinale, Il Principe, non sono state discusse solo in Italia: hanno alimentato il dibattito letterario e filosofico di tutta Europa tra il Cinquecento e il Settecento.
Sulla ricezione di Machiavelli al di fuori dall’Italia e la sua influenza sulla cultura europea si confronteranno Roberto De Pol, esperto di letteratura medievale e coordinatore di un importante gruppo di ricerca sull’opera di Machiavelli, e Alessandra Petrina, docente di Letteratura Inglese dell’Università di Padova che ha pubblicato un libro sulle traduzioni delPrincipe nella Gran Bretagna del Cinquecento.
L’evento è il primo appuntamento di un ciclo di seminari promossi dall’Associazione Alumni della Scuola Galileiana dell’Università di Padova dedicati al «grande secolo italiano», espressione usata dallo storico francese Fernard Braudel per indicare l’egemonia culturale esercitata dall’Italia in Europa tra il XVI e il XVII secolo. In questo periodo infatti le opere prodotte nella nostra penisola durante il Cinquecento raggiungono il massimo della loro diffusione, influenzando in modo decisivo la letteratura e la filosofia di tutto il vecchio continente.