La Traviata a Montegrotto

31 Dicembre 2012 By

I padovani ricorderanno con un sorriso la sfarzosa messa in scena al Teatro Verdi: Hugo de Ana e Filippo Tonon avevano puntato sulla spettacolarità e al pensiero le follie parigine inebriano ancora adesso con voluttà i lieti calici. Gli aponensi rammenteranno invece con piacere il ciclo di serate all’opera presso il Teatro Kursaal, una riproposizione delle arie più famose, con il chiaro intento di portare il Maestro presso un grande pubblico, più o meno esperto di bel canto. Già, duecento anni fa nasceva Giuseppe Verdi: domenica 30 dicembre alle ore 16.30 è stata la volta di Montegrotto a deporre la corona d’alloro presso l’altare del Grande. Composta sul libretto di Francesco Maria Piave, ’La Traviata’, una delle opere liriche più apprezzate di sempre, è stata allestita con gusto semplice presso il Palazzo Congressi: il palco, contornato da fiori finti, era una vera e propria finestra in un mondo che non è stato ricreato con lo spirito di allora, mancava l’entusiasmo, la follia, la visione, il tempo dei piaceri. Le zingarelle, impersonate da due deliziose ragazze esperte di ginnastica artistica, i mattatori, il coro dei convitati: nulla da dire sulla regia di Roberto Capovilla che ha cercato di ricreare l’atmosfera in maniera efficace nonostante il numero ridotto dei cantanti ma la Traviata deve far vivere allo spettatore quel ’popoloso deserto che appellano Parigi’, deve entrare nel cuore, instillare quella gioia di vivere di chi, folgorato dalle pene d’amore, sa che deve cogliere quell’attimo prima di cadere nell’oblio eterno. Violetta e Alfredo erano poco comunicativi, non sono d’accordo con chi separa la recitazione dal canto: l’aiuto a immedesimarsi nella storia è fondamentale e, nel caso loro, non bastavano le voci, di discreta qualità, a far la magia.
L’Orchestra Venezia Concerto, una formazione musicale sorta nel 2006, in questo incontro promosso dai Musici Patavini, ha fatto una signora figura: pochi elementi per un’opera dal sapore universale, l’ouverture, ancora prima che il sipario si alzasse, ha convinto il pubblico, entusiasta della rappresentazione. Francesca Venzo, direttrice artistica e Matteo Mignolli, maestro concertatore, hanno tenuto le redini musicali dello spettacolo, offrendo con garbo la loro esperienza e guidando una sala gremita di gente a un ascolto consapevole. Tra un atto e l’altro la presentazione della trama: i non esperti ne avranno beneficiato, anche se non necessario, in quanto il canto in certi punti mancava di presa. Quello di Violetta, impersonata da Tiziana Faccio, è uno dei ruoli più difficili per un soprano: saperne reggere la modulazione timbrica non è facile, di lei possiamo apprezzare il terzo atto, un miglioramento dall’inizio che non aveva convinto per niente. Una Violetta che rinasce in punto di morte invece di spegnersi e Alfredo, l’amato Alfredo, sembra accogliere con indifferenza passioni o appelli accorati. Oscar Garrido è papà Germont, non sempre ha saputo rendere la gravità del ruolo e ’di Provenza il mar, il suol’ possiamo solo immaginarceli.
Alla fine, con un sipario che continuava a chiudersi, i cantanti hanno salutato il pubblico: non so cosa sia rimasto dell’opera di Verdi, ma possiamo battere le mani e andare avanti, nella consapevolezza che La Traviata resterà immortale, l’Opera per eccellenza.