Roméo et Juliette
28 Luglio 2012
L’ordine di posti così disposto prevedeva assiepamento, gli alti gradini di pietra su cui i meno abbienti dimoravano nella trafelata speranza di cogliere l’insieme scenografico senza perdere nulla in quanto a visuale erano a ridosso quasi della visione aerea di piazza Bra. La distanza amplificava l’attesa e gli sguardi erano concentrati sul palco dove si stagliava una struttura anomala, circolare. Meraviglia quando la vediamo ruotare su se stessa e dividersi in due sezioni: al suo interno esistono tre livelli, il coro si dispone con sfarzo su ogni ordine, si dà il via all’opera con un dispiegamento di forze sonore mai visto concentrato in un unico punto. Compare un corpo di ballo, i movimenti sono semplici, forse più che l’attrazione coreografica lo sguardo si focalizza sui vestiti. Non si distinguono bene, ma sono appariscenti, suscitano sentimenti di viva sorpresa in noi. Ai lati del palco campeggiano due scritte: Capuleti e Montecchi, si entra nel vivo del dramma, compaiono le due famiglie rivali. Il ballo mascherato diventa occasione per mettere in scena le rivalità e le meschinerie: Roméo viene riconosciuto da Tybault, ma ormai il danno è fatto. Il ragazzo ormai si è perdutamente innamorato di Juliette, la scena del balcone è forse la più struggente dell’intera opera, cantata in un francese molto dolce. Ma era un balcone? Una puntina di indignazione si leva a vedere la tragedia di Shakespeare proiettata in un futuro astratto: non voglio togliere nulla alla bellezza della scenografia, ma Verona, la Verona di Romeo e Giulietta, quale sfondo migliore esisteva? La città medievale vista dall’alto delle gradinate, il vero balcone, i veri eroi. Vogliamo un ritorno alla Tradizione, Romeo e Giulietta piacciono proprio perché sono immutati, la leggenda del loro amore è sopravvissuta alla morte. Che sopravviva anche ai rimaneggiamenti futuri allora! Stupore per gli strani marchingegni in scena, indecisione se considerare il duca un personaggio alla stregua del Capitano Kirk di Star Trek. E’ un Romeo e Giulietta in perfetto stile nerd, qui la fantasia regna sovrana. Accettiamolo perché è l’Arena e tutto quello che si fa all’Arena resta indimenticato, ma la nostalgia per una piéce più tradizionale resta. Qui la struttura metallica ha inglobato la tragedia, diventa un puro spettacolo dell’occhio. Ma i sentimenti qui sono mancati, c’era un minore coinvolgimento: anche la scena della cripta è stata accolta con freddezza e vedere i protagonisti andarsene con le loro gambe alla fine dello spettacolo: ma non erano morti? Frére Laurent li sposa in una cella dalla forma di cipolla: scelta piuttosto ardita, i suoi fratelli parevano copie di Obi Wan Kenobi, e poco ci mancava che nella sfera che raccoglieva i duellanti Tybault e Mercutius comparissero spade laser. Però… l’Arena resta l’Arena, un posto per sognare. La musica è sempre bellissima, chiudere gli occhi e ascoltare… un vero viaggio. Anche se non ritroviamo la Verona di allora, bastano le note per non essere più presenti fisicamente. Dedicato a chi vorrebbe una serata un po’ kitsch con la magia di una musica che non ha tempo, indimenticabile.