Quando l’opera d’arte va in scena

27 Aprile 2012 By

Parliamo delle opere d’arte di Marisa Merlin, soggetto artistico tra i più interessanti del panorama contemporaneo italiano. Merlin è, tra le tante altre cose, l’ideatrice e la curatrice di Riciclarti – CANTIERE ARTE AMBIENTALE che da quest’anno diventerà l’importante Biennale RICCAA, uno dei progetti più significativi del territorio e che coinvolge Artisti e Designers chiamati a riflettere su tematiche di grande attualità legate alla salvaguardia dell’ambiente. Merlin realizza le sue opere e le sue installazioni usando oggetti del quotidiano, prevalentemente materiali di recupero. Sovverte il loro uso: li sottrae al disuso, al loro essere divenuti “scarto” e li nobilita attraverso il suo percorso di creazione artistica.
Le opere di Merlin hanno incontrato il mirabolante Vasco Mirandola che nel suo nuovo spettacolo “Una testa piena di farfalle” le ha volute al suo fianco come protagoniste. L’approccio sperimentale di Mirandola, durante quella che è stata la partenogenesi critica degli spettacolo-studio, ha consentito lo sviluppo di un dialogo sempre più intimo e importante con le opere d’arte di Merlin che si sono affermate come veri e propri agenti attivi della narrazione scenica.
Ma quali sono le opere d’arte “attrici in scena”? Abbiamo ad esempio un “Globo luminoso” sospeso in aria a cui Vasco Mirandola si rivolge durante lo spettacolo. Quest’opera fa parte di un’installazione molto più ampia e complessa dal titolo “Le nuvole spinose”. Si tratta di un mondo costruito con un mosaico di plastica di scarto. Alcuni altri personaggi “opere d’arte” a cui l’attore si rivolge durante la narrazione delle storie, fanno invece parte dell’installazione ’Ombre protettrici’. Ombre che restano nello sfondo del nostro quotidiano ma che rassicurano, con la loro esistenza, il nostro cammino. La cartapesta di cui sono fatte è un materiale semplice, leggero ma allo stesso tempo forte e robusto. gUna testa piena di farfalle”, la performance teatrale di cui Mirandola è autore e interprete, è un fuoco d’artificio di pensieri, idee, parole in libertà: per raccontare la vita, cercando di correre dietro a un “senso” che sfugge, che gioca a nascondersi, magari tra le nuvole di plastica riciclata o dietro un globo spinoso o nei tanti altri oggetti: le opere di Merlin appunto, che sembrano il riflesso di una realtà irreale. Anzi, surreale. Un universo quasi felliniano, dove nulla è come sembra.