Infanzia clandestina
16 Settembre 2013Nel 1979 il dodicenne Juan, dopo un lungo periodo trascorso in esilio, torna, con i genitori e la sorellina di un anno, nel suo paese, l’Argentina. La lontananza era stata motivata dalla clandestinità dei genitori, guerriglieri peronisti dei Montoneros, oppositori della dittatura militare di Videla, salita al potere con con un golpe nel 1976. Il padre e la madre di Juan sono adesso convinti che sia giunto il momento di alzare il tiro e portare la resistenza nel cuore dell’Argentina. Il ritorno in patria è, però, rischioso: sono latitanti ricercati dalle autorità e devono, quindi, vivere nascosti, sotto falsa identità. Anche Juan ha un nuovo nome. Per i suoi compagni di scuola e per la ragazzina di cui si innamorerà, si chiamerà Ernesto, come il Che.
È un’infanzia rubata quella raccontata dal regista argentino Benjamín Ávila nel suo primo lungometraggio. Una condizione che ha il preziosissimo valore della testimonianza. La sconvolgente storia del dodicenne Juan si basa, infatti, su eventi realmente accaduti al regista da piccolo.