I corpi estranei

3 Aprile 2014 By Valentina

Antonio (Filippo Timi) e Pietro, padre e figlio, sono soli a Milano. Il piccolo Pietro è affetto da una rarissima malattia: insieme al papà ha dovuto lasciare il sud per cercare un barlume di speranza nel capoluogo lombardo. Jaber ha 15 anni, ed è giunto da poco in Italia dal Nord Africa per sfuggire ai tumulti che hanno accompagnato le primavere arabe. Il ragazzo deve assistere l’amico Youssef, anche lui, come Pietro, costretto in ospedale. È proprio qui che Antonio e Jaber, anime sole e tormentate, “corpi estranei” in una città lontana, si incontrano… Un’opera certo ambiziosa ma che si affaccia a temi “ostici” come la dignità e il pudore senza mezze misure narrative e linguistiche, andando a “pungere” con ostinazione i sentimenti di chi si affida ciecamente alla speranza. Essenziale e maturo I corpi estranei risulta intimamente vero e con un’eccezionale economia di mezzi espressivi (Filippo Timi catalizza tutto il film!) passa dal lontano al vicino, dal distacco all’immedesimazione, fino a restituirci una commovente cognizione del vivere.