Il cerchio

8 Marzo 2012 By

Il titolo è un’evidente metafora visto che si inizia con un sportellino che si apre su una sala parto e si finisce, in analogia, con il chiudersi dello sportellino di una cella. La nascita è quella di un bambina, in carcere finiscono alcune donne. La loro odissea è senza speranza. Escono di prigione ad inizio pellicola, non possono che tornarci alla fine. Le città, le strade sono pattugliate, ma non è un problema di crimini commessi; ciò che anche ’Il cerchio’ descrive, è la colpa di essere donna in una società maschilista e oppressiva.


Quello di Panahi è un pedinamento realistico e partecipe, il ritmo non è certo quello hollywoodiano ma il puzzle di queste figure segnate dal destino, sorrette da un’esemplare forza d’animo ha un respiro civile e cinematografico che lascia il segno. Il movimento circolare che nell’ultima sequenza abbraccia tutte le protagoniste nella penombra della cella non è solo un ribadire il titolo, è un simbolico abbraccio di solidarietà di un regista uomo alle donne del suo paese.