Fachiri, echi verticali

29 Maggio 2012 By

Il 14 e 15 gennaio del 1972 Enzo Cozzolino, eccezionale alpinista della XXX Ottobre di Trieste, nonostante la giovane età – ha solo 23 anni – assieme all’amico e compagno di cordata Flavio Ghio, apre in invernale la celebre via dei “Fachiri” sulla parete sud-ovest della Cima Scotoni. Il 18 giugno dello stesso anno, muore cadendo durante una scalata in libera in un camino poco sotto la cima della Torre di Babele, nel gruppo del Monte Civetta, in Dolomiti. Quarant’anni dopo, da quella amicizia, nasce la storia di questo film. La Val Rosandra, la strada napoleonica, sopra Trieste e le Dolomiti, sono gli scenari nei quali si snoda il racconto. Enzo era un precursore, un innovatore: “io sogno ad occhi aperti una fantastica parete la cui roccia è particolarissima, perché non presenta fessure per i chiodi, ma solamente appigli ed è talmente compatta da respingere persino il perforatore per i chiodi ad espansione.” Era questa idea che voleva realizzare? Era solo un sogno? Non lo sapremo mai. Quello di Enzo Cozzolino è un discorso interrotto. Sfidare l’incognito è il significato di una vita sospesa tra ansia e follia.