Befana tossica? L’Arpav svela i dati post falò
8 Gennaio 2013Nei primi giorni dell’anno 2013, fatta eccezione per il passaggio di una rapida perturbazione fra la sera del primo gennaio e il giorno successivo, l’insistenza dell’alta pressione in Veneto ha determinato tempo stabile con assenza di precipitazioni e ventilazione insufficiente a garantire il ricambio della massa d’aria. La persistenza di queste condizioni meteorologiche ha favorito il ristagno e l’accumulo degli inquinanti atmosferici. Le concentrazioni di PM10 registrate nei giorni 5 e 6 gennaio 2013 tuttavia, non sono imputabili alle sole condizioni meteorologiche, ma riflettono anche il contributo di altre attività umane. Possono aver contribuito anche i festeggiamenti tipici di questo periodo; infatti, tra il 5 e il 6 gennaio in rispetto della tradizione, si accendono falò in varie località del Veneto legati a forme tradizionali di festeggiamento dell’Epifania. Questi falò hanno però un pericoloso effetto, tutt’altro che secondario. Durante i roghi si producono notevoli quantità di polveri sottili, le cui concentrazioni medie giornaliere raggiungono livelli eccezionali. In particolare, domenica 6 gennaio sono state misurate concentrazioni di PM10 almeno 3 volte più alte del valore limite giornaliero (50 µg/m3) in tutti i capoluoghi di provincia di pianura. I valori più alti a Venezia (313 µg/m3) e Treviso (273 µg/m3), seguiti da Rovigo (228 µg/m3), Padova (172 µg/m3), Verona (166 µg/m3) e Vicenza (148 µg/m3).
La specificità di tale improvviso aumento delle concentrazioni di PM10 nel giorno dell’Epifania è confermata anche dal ritorno a valori giornalieri significativamente più bassi durante il giorno 7, per quanto ancora al di sopra del valore limite. Si fa presente che la combustione di materiali eterogenei all’aperto, che caratterizza queste manifestazioni, porta alla formazione di altre sostanze pericolose, quali i composti organici volatili e gli idrocarburi policiclici aromatici. Infatti quando le condizioni di combustione non sono controllate, la stessa efficienza della combustione è molto bassa e favorisce la liberazione di sostanze nocive e di polveri, che possono permanere anche per diversi giorni nella bassa atmosfera.
Per questo motivo, sia a livello comunitario sia nazionale, è stata presa una chiara posizione contro l’accensione di fuochi all’aperto, siano essi legati a iniziative popolari o pratiche agricole. Nel Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera, attualmente in fase di revisione e prossimamente in consultazione pubblica, si condivide tale posizione confermando forti restrizioni per le combustioni all’aperto.
Una analisi dei dati che potrebbe supportare la tesi del ruolo significativo di queste iniziative popolari nell’incremento delle polveri sottili può essere desunta dall’analisi dei dati orari di PM10, misurati in alcune delle stazioni della rete di rilevamento di qualità dell’aria.
Dal grafico che segue appare come la rapida impennata delle concentrazioni di PM10 abbia inizio in corrispondenza delle ore 18 del 5 gennaio, ora in cui solitamente si procede all’accensione dei fuochi legati all’Epifania. I picchi di concentrazione generatisi in seguito agli eventi di combustione hanno avuto una durata variabile tra le 8 e le 24 ore, con massime concentrazioni orarie di PM10 comprese tra 475 µg/m 3 (Venezia Mestre) e 679 µg/m3 (Treviso). Le stazioni di misura situate nell’area costiera (Venezia Mestre) hanno risentito maggiormente del fenomeno di accumulo con persistenza di elevate concentrazioni ben oltre il fenomeno di picco, con valori orari variabili tra 100 e 220 µg/m 3 di PM10 che hanno perdurato fino alle ore 22 del giorno 7 gennaio. Si sottolinea che questi alti livelli di concentrazioni, raggiunti anche solo per un giorno, pesano notevolmente sulla media complessiva dei valori annuali rendendo così ancor più problematico il rispetto dei limiti previsti dalle norme comunitarie in materia di inquinamento atmosferico, relativamente alle polveri PM10 (la media annuale deve essere inferiore a 40 µg/m3 e sono consentiti al massimo 35 giorni all’anno di superamento della soglia giornaliera di 50 µg/m3).
ARPAV, oltre all’attività di monitoraggio della qualità dell’aria fornisce le previsioni sull’evoluzione delle condizioni di dispersione dell’atmosfera attraverso il Bollettino PM10.